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Full text of "Vita in campagna"

12000 
3IUGNO 




GIUGNO 2000 - N. 6 - ANNO XVIII - ISSN 1 120-3005 ■ MENSILE - VITA IN CAMPAGNA - CASELLA POSTALE 467 - 37100 VERONA - UNA COPIA LIRE 7.500 




ommaJm 



4 Le vostre lettere 

7 Le fascinose «Infiorate» di Spello di V.Forte 

(gro/itìm aMkokb ed ambimteth 

8 L'acqua: oro blu del nuovo secolo di G.Vincenzi 



ioÀdim 




10 II laghetto artificiale di M.G.Belardi 
15 Risposte ai lettori 



Cfto 



1 6 Come salvare dall'estinzione vecchie varietà di G. Vincenzi 

19 Un piccolo bacino per la raccolta dell'acqua di C. Cameni 

2 1 Asparago: prevenzione e lotta alle avversità di S.Caìtran 

24 Risposte ai lettori 



(§FkdteiM 



27 II nashi per il piccolo frutteto di famiglia di R. Bassi 
30 Risposte ai lettori 



(&rieed 



32 Tagliasiepi: come sono fatti, l'acquisto di A.Zenti 

36 Risposte ai lettori 

(§jrmoli alhm/rwfitl 

37 L'allattamento artificiale di puledri e vitelli di D.Pernicenì 
4.1 La disponibilità d'acqua è fondamentale per la vita 

degli animali dìMArduìn, D.Solazzo, D.Pemiceni 
45 Risposte ai lettori 



Carta Verde, coupons 
e omaggi 



Nashi. Sconti del 10% acquisto piantine (pag. 29). 
Agriturismo. Sconti del 5-10% in tre aziende nel cuore del- 
l'Umbria (pag. 65). 

Fiere. Ingresso scontato a: Expo della bioedilizia (Trieste) (pag. 77). 
Pubblicazioni in omaggio. «Vacanze senza confini - Agriturismo 
dalle Alpi all'Adriatico». «Grano e Pane nella tradizione della 
Marca di Ancona» (pagg. 78-79). 

Notizie industriati e commerciali. Sconti del 10% sull'acquisto di 
un prodotto per essiccare i fiori e del 25% sull'acquisto di elettro- 
generatori per l'erogazione di corrente alternata (pagg. 80-81 ). 

Servìzi proposti in altri numeri tuttora in vigore. 

Agriturismo. Inserto «Vacanze in agriturismo-Le nostre scelte per il 
2000». Sconti dal 5 al 20% in 76 aziende agrituristiche (n. 5/2000). 
Corbezzolo. Sconti dall'S-20% acquisto piantine (n. 5/2000, pag. 29). 
Azzentolo. Sconti del 10 % acquisto piantine (n. 4/2000, pag, 36). 
Sementiorto. Sconti 10-20% aeqróstodi bustine (n. 1/2000, pag. 23). 
Vivai: inserto staccabile «Vivai consigliali per il 1999-2000» con 
sconti dal 5 al 25% in 64 vivai (n. 9/99 pag. 45). 



47 II neem contro gli insetti parassiti delle piante di S.Manzella 
49 Scheda staccabile sulle erbe selvatiche: la melissa di LCretti 
5 1 La rosa canina di LFontanari Martinatti 

53 Risposte ai lettori 

{tyafà e ìfMtm 

54 Esempi di recupero dì un vecchio sottotetto di M. Veronese 
57 Insetti indesiderati della casa: il lasioderma di M.L.Dindo 

60 Risposte ai lettori 

(srieÈma^ - (^Mmeniamm 

61 Le «malattie da polvere» dell'agricoltore di P.Pigozzi 

62 Quattro ricette con albicocche e susine di R. Bassi 
64 Risposte ai lettori 



\(àiMUm 




65 Le nostre scelte per l'agriturismo: l'Umbria di M. Manilla 



70 Fotografia naturalistica: l' attrezzatura di M.Bonora 

73 La Cavalcata storica sotto lo Sciliar di HMahlknecht 

74 Agevolazioni fiscali per i giovani agricoltori di B. Ascari 

75 Risposte legali e tributarie 

77 Prossimi appuntamenti 

78 Pubblicazioni consigliate - Cd-Rom 
82 I vostri annunci 



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Gridi prette- 

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I 



Allegata a questo numero trovate 
la «Guida pratica alla compilazione 
della denuncia dei redditi 
modello Unico 2000» 

a cura di Paolo Martinelli 



n un piccolo frutteto 
famigliare 



vi consigliamo 

di coltivare alcune piante 

di nashi, la «pera-mela» 

proveniente dai Paesi 

orientali (Cina, 

Giappone, ecc.), perché 

vi può fornire dei frutti 

gradevoli e dissetanti da 

luglio a settembre. 

A pagina 27, Raffaele Bassi, 

in questa prima puntata. 

vi indica le varietà migliori 

e gli impollinatori necessari. 

Troverete anche gli indirizzi 

dove reperire le piante 

a prezzo agevolato. 





Accertamenti] Diffusione Stampa 
Certificatoti. 4087 del 25/11/1999 



FEDERAZIONE ITALIANA 
EDITORI GIORNALI 



Vita in Campagna viene inviata solo in abbonamento. 
Quote e modalità sono riportate in ultima pagina 



IL GIARDINO 



Anche se piccolo un laghetto artificiale 
crea in giardino un'atmosfera incantevole 

Un tranquillo specchio d'acqua, anche di modesta superfìcie, contribuisce a creare in qualsiasi 

giardino un'atmosfera incantevole. Oltre alle considerazioni e ai consigli 

di massima che vi faranno valutare l'opportunità o meno della sua realizzazione, vi illustriamo, 

con l'ausilio delle molte immagini qui proposte, il procedimento per 

allestirlo, oltre a proporvi una breve descrizione delle piante più adatte ad animarlo 

Quanti giardini ci sono in Italia? 
Impossibile dirlo, ma ciò che è certo è 
che quelli «con laghetto» sono vera- 
mente pochi. Eppure, un qualsiasi spec- 
chio d'acqua crea un'atmosfera di pia- 
cevole freschezza, soprattutto in estate 
quando, popolandosi di fiori, foglie e, 
volendo, anche animali, raggiunge 
l'apice della bellezza. 

Ma come allestire un laghetto? Quali 
piante scegliere? Come distribuirle? 
Cerchiamo di dare una risposta a queste 
domande. 

Un elemento da considerare è la su- 
perficie da dare al laghetto che deve es- 
sere proporzionata all'ampiezza del- 
l'appezzamento in cui viene inserito. 
Per piccoli giardini fino a 1.000 metri 
quadrati conviene mantenere un rappor- 
to di 1 metro quadrato di laghetto per 
30-35 metri quadrati di giardino, mentre 
per spazi più ampi ci si può svincolare 
da tale rapporto e costruire il laghetto 
più in funzione paesaggistica. Pertanto, 
in un giardino di 500-600 nr è bene non 
superare le dimensioni di 1 5- 1 6 nr di la- 
ghetto, mentre in un giardino di 2.000 
nr si può tranquillamente inserire un la- 
ghetto di SO- 100 metri quadrati. 




Se progettato adeguatamente, un piccolo laghetto artificiale con i relativi dintorni 
crea angoli molto suggestivi. Nella foto; un semplice sentiero che costeggia la riva 
di un laghetto crea un 'atmosfera di grande rilassatezza 





Materiali per la realizzazione di un laghetto artificiale. 

A sinistra in alto: le vasche prefabbricate in 
vetroresina hanno le più svariate forme e dimensioni 
a partire dalle più piccole di circa un metro quadrato 
fino a quelle in unico pezzo di 10-12 metri 
di lunghezza per 4-6 metri di larghezza 

{la profondità arriva a circa 80 cm). 
A sinistra in basso: i teli in pvc flessibili, 
di adeguato spessore, atossici, 
resistenti al gelo, colorati in grigio, 
azzurro, verde, sono adattabili a tutte 
le sinuosità del terreno e quindi 
permettono di creare a piacere 

la forma del laghetto. 
A destra: pompa a immersione 
per laghetto. Per movimentare 
l 'acqua del laghetto può essere 
impiegata una pompa a immersione 
del tipo qui illustrato: essa, oltre a movimentare 
l'acqua, può creare zampilli e cascatelie assai graziosi 




10 



VITA IN CAMPAGNA 6/20O0 




Scavo del laghetto. 

Dopo aver scelto il 

luogo in cui inserire 

il laghetto, se ne 

traccia sul terreno 

con della calce il 

perimetro (1) 

tenendolo più largo, 

nel caso si impieghi 

una vasca 

prefabbricata, 

di 10 cm rispetto ai 

bordi di questa (2). 

Si procede quindi 

allo scavo seguendo 

l'andamento delle 

pareti della vasca 

prefabbricata (3), 

oppure mantenendo 

le pareti con 

un 'inclinazione 

di 45-60 gradi se si 

impiega il telo (4). 

In quest'ultimo 

caso, venti-trenta 

centimetri sotto 

il bordo si può creare, 

almeno su una 

parte del perimetro, un 

primo gradino della larghezza 

di 30-40 cm e 20-25 cm più sotto un secondo 

gradino più o meno della stessa larghezza 

per sistemarvi altre piante (5). 

La profondità massima non deve 

superare gli 80 cm e il fondo va livellato con un'eventuale 

piccola pendenza se si crea uno scarico di fondo. 

Questo va bene per i laghetti di dimensioni maggiori 

mentre i più piccoli, se occorre, 

saranno svuotati a mano o con piccole pompe sommergibili 





^lV 







Prima di creare un laghetto è neces- 
sario tenere presente che questo deve in- 
serirsi naturalmente nell'ambiente, così 
come lo sono gli specchi d'acqua natu- 
rali. Allo scopo, l'ideale sarebbe che 
fosse riscaldato dal sole per circa sei ore 
al giorno: un'insolazione ininterrotta di 
dieci ore ed oltre determina infatti la 
crescita esuberante delle alghe, mentre 
una prolungata ombreggiatura ostacola 
la fioritura delle piante che amano il so- 
le, come per esempio le ninfee. 

LE PIANTE 

Il numero delle specie vegetali da uti- 
lizzare deve essere stabilito in funzione 
dell'ampiezza del bacino che non deve 
«sparire» completamente sotto la vege- 
tazione, privando l'osservatore del pia- 
cere di contemplarlo. 

L'associazione delle piante richiede 
una grande attenzione. Le piante uguali 
devono essere raggruppate, in modo 
che, una volta fiorite, creino evidenti 
macchie di colore. Se poi le piante sono 
piccole, devono essere numerose; se so- 



SezJone 

del laghetto 

realizzato con 

la vasca 

prefabbricata 



Sezione 

del laghetto 

realizzato 

con l'impiego 

del telo in pvc 



a prefabbrica tu 




elione di scavo 



SoHol'ondo subbia e lorbu 
Ghiaia 



Pietra di bordura 




Rancidi per pos a cestelli 
con piante 



VITA IN CAMPAGNA 6/2000 



11 






® 



© 



© 










Posa delle vasche prefabbricate. Do/70 aver livellato il fondo e posato uno strato di 3-5 cm. di sabbia (1), si posa la vasca 
sul fondo rinfiancando le pareti con sabbia in modo da riempire lo spazio tra le pareti stesse e il terreno fino all'orlo del- 
la vasca (2). Il perimetro del laghetto viene allindi delimitato con materiali naturali o artificiali secondo l'ambientazione 
del giardino (3) 

Posa del telo in pvc. 

Prima di posare il telo 
occorre livellare bene lo 
scavo (1) e, se il terreno 
è misto a sassi, spargere 
uno strato di sabbia di 3-5 
cm sul fondo e rivestire 
le pareti con terra fine (2), 
È opportuno inoltre 
(e anzi indispensabile 
nei laghetti più grandi) 
posare prima del telo uno 
strato di «tessuto non 
tessuto» che ha lo scopo 
di migliorare il piano di 
posa del telo e contribuire 
al suo rinforzo (3). 
// telo si stende sopra 
la buca precendentemente 
scavata e sistemata (4). 
Si ferma il telo ai bordi 
con mattoni, sassi 
altro materiale 
pesante (5). Si versa 
acqua sui telo 
riempiendo lentamente 
il bacino; il peso 
dell'acqua farà scendere 
il telo facendolo 
aderire perfettamente 
alle pareti (6). 
5/ eliminano per quanto 
possibile le pieghe che 
sì formano nel telo, tagliando 
ai bordi la plastica in 
eccesso. Per questa 
operazione tenete presente 
che oltre il bordo del 
laghetto occorreranno 
ancora 50-80 cm di telo il 
quale verrà interrato 
a 30-40 cm dal bordo 
stesso (7). Si riveste infine 
il bordo con pietre 
naturali, ciottoli, rocce 
o laterizi, secondo 
l 'ambientazione 
del giardino (8) 





12 



VITA IN CAMPAGNA I./20UI) 



no a crescita imponente, invece, ne ba- 
stano una o due. 

Il fascino del giardino dipende poi 
dall'associazione dei colori: il giallo, il 
rosa ed il bianco si accostano bene al blu 
ed al viola, mentre eccessivamente sgar- 
gianti ed innaturali per un ambiente ac- 
quatico appaiono gli abbinamenti rosso- 
giallo, rosso-blu, arancio-blu. 

Quando non si è sicuri dell'effetto 
complessivo finale si può fare una prova 
con piante in contenitore (come i cestini 
in cui si collocano generalmente le nin- 
fee). In questo modo si potranno anche 
spostare le piante, per provare altre 
combinazioni, senza danneggiarle, per 
poi interrarle definitivamente ove si de- 
sidera. 

Tra l'altro, le piante in contenitore 
(che si possono acquistare presso i vivai 
specializzati) risentono meno dello 
stress da trapianto e si può collocarle 
agevolmente nel laghetto senza la ne- 
cessità di dotare lo stesso di un substra- 
to che, se non ben realizzato, corre il ri- 
schio di intorbidire l'acqua. 

Le diverse specie vegetali possono 
essere poste, a seconda delle dimensio- 
ni, direttamente sul fondo (per laghetti 
profondi 35-40 centimetri), oppure sui 
gradini predisposti lungo le sponde del 
laghetto stesso. 

Pensare a un laghetto significa quasi 
sempre pensare alle ninfee (genere 
Nymphaea), piante bellissime ed al tem- 
po stesso di facile manutenzione. Al 
momento dell'acquisto sono irricono- 
scibili (si tratta di tuberi abbastanza 
brutti a vedersi ma che è bene accertar- 
si, tastandoli delicatamente, che siano 
sani e solidi). Eventuali parti mollicce 
andranno recise con un coltellino affila- 
to ed eliminate. Un ninfea media richie- 
de da uno a due metri quadrati di super- 
ficie a disposizione, mentre quelle nane 
mezzo metro quadrato ed anche meno. 
È in aprile che la superfìcie dell'acqua si 
popola delle foglie tonde e lucenti, e do- 
po due mesi sbocciano i fiori. Sbocciano 
sul pelo dell'acqua senza bagnarsi e per 
ogni corolla che si richiude e torna nel 
fango del fondo, altre se ne aprono sino 
all'autunno. Tra le varietà tropicali ci 
sono ninfee che aprono i loro fiori solo 
di giorno ed altre solo di notte: si assiste 
così ad una incantevole scena notturna, 
alla quale si può aggiungere l'intenso 
profumo emanato da alcune di esse. 

Oltre alle ninfee molte altre specie 
di valore ornamentale possono essere 
utilizzate, come per esempio la pontede- 
ria (Pontederia cordata), il ranuncolo 
acquatico (Ranunculus aquatilis), ecc. 

Come dicevamo, è fondamentale che 
le piante mantengano un equilibrio na- 
turale e per questo sulle rive è utile la 
presenza di specie da foglia come per 
esempio la bergenia (Bergenia crassifo- 
lia), ma anche calle, iris, ecc., nel cui fo- 





gliame si riproducono anfibi, libellule, 
lumache e farfalle. 

LA VITA ANIMALE 

Anche se i pesci non vi piacciono, 
non rinunciatevi del tutto: 3-4 pesciolini 
sono più che sufficienti per «ravvivare» 
un piccolo laghetto e tenere sotto con- 
trollo le larve delle zanzare. Si possono 
utilizzare i classici pesci rossi (genere 
Carassius), che si nutrono di alghe, mi- 
crorganismi e larve. Il mangime è indi- 



Tra le piante acquatiche 

da inserire in un laghetto 

la parte del leone è 

senz'altro svolta, dalle ninfee; 

1-Nymphaea alba, 

2-Nymphaea «American star», 

3-Nymphaea rubra, 

4-Nymphaea «Sunrise» 

Altre piante per laghetti: 

5-Bergenia crassi/olia 

(lungo le rive), 

6-Pontederia cordata, 

7 -Ranun cu ìus aquatili s 

spensabile se il laghetto è appena stato 
allestito e va distribuito al mattino. 

Prima di mettere i pesci nello stagno 
è opportuno accertarsi che l'ambiente 
sia adatto ed allora, molto empiricamen- 
te, si può lasciarli con l'acqua della con- 
fezione in un secchio, aggiungendo ogni 
15 minuti un bicchiere d'acqua preleva- 
ta dal laghetto: se non si agitano in ma- 
niera anomala vuol dire che non ci sa- 
ranno problemi di ambientamento. 

Altri animali possono essere attirati 
naturalmente verso il laghetto: rospi, ra- 



VITA IN CAMPAGNA h/200!) 



13 



Cosa dice la legge? 



/ movimenti di terreno di un certo rilievo, relativi quindi alla realiz- 
zazione di un laghetto, sono in genere soggetti a rilascio di autoriz- 
zazione da parte dei Comuni (informatevi presso l'Ufficio tecnico del 
comune ove si trovano i vostri terreni). 

A proposito delle acque, elemento «base» per la realizzazione di un 
laghetto, vale il principio generale che il proprietario del suolo ha il 
diritto di utilizzare le acque in esso esistenti. Conseguentemente, il 
proprietario di un fondo limitato od attraversato da un corso d'ac- 
qua (non un canale artificiale, né acqua pubblica però) può, mentre 
essa scorre, farne uso. I limiti nell 'utilizzo delle acque stagnanti o 
correnti sul fondo sono sostanzialmente due: non modificare il regi- 
me naturale delle acque a danno di altri fondi e restituire alle acque 
correnti gli avanzi e le colature dopo l 'uso. È data comunque la pos- 
sibilità di compiere opere per l 'apertura di sorgenti ed altro. 
E dove l'acqua scarseggia? L'art. 908 del codice civile dice che: «li 
proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque piovane 
scolino sul suo terreno e non può farle cadere nel fondo del vicino». 
Quest'acqua piovana è preziosissima in estate, dato che ogni giorno 
occorre integrare quella che evapora dal laghetto. Innanzi tutto essa 
è gratis (e già questo è un ottimo motivo per usarla), poi è l'ideale in 
quanto non addizionata con sostanze, quali i derivati del cloro, indispensabili nelle reti idriche urbane. In commercio esi- 
stono delle cisterne, che vanno interrate nei pressi di un pluviale, dotate di una pompa ad immersione con filtro, che dan- 
no modo di avere a disposizione una riserva anche notevole di acqua «buona» ed ecologica, utile per il laghetto e anche 
per gli utilizzi in giardino. 

E comunque sempre consigliabile integrare l'acqua evaporata immettendola nel laghetto mediante un sottile spruzzo a 
pioggia perché così nebulizzata si ossigena e si riscalda. 




Cisterna interrata con pompa ad immersione con 
filtro: interrata nei pressi del pluviale per la rac- 
colta e il riutilizzo nel laghetto 




Molte iris, sia bulbose che rizomatose, possono essere utilizzate per i bordi del la- 
ghetto esposti in mezz'ombra 



ganelle, lucertole, orbettini, piccoli cro- 
stacei, molluschi, api e farfalle. 

I CONSIGLI FINALI 

Neil' immettere piante e pesci nel vo- 
stro laghetto è bene che leniate presenti 
alcuni accorgimenti: 

- le piante devono essere immesse dopo 
circa una settimana dal riempimento del 
laghetto ed i pesci dopo un mese; 

- per ogni metro quadrato di laghetto si 
possono immettere una decina di pesci 



rossi o un paio di pesci da 30 centimetri 
di lunghezza; 

- in autunno evitate che le foglie cada- 
no nell'acqua coprendo il laghetto con 
una rete e se ciò non fosse possibile rac- 
cogliete ogni giorno le toglie che cado- 
no nell'acqua; 

- in inverno se la superficie gela è neces- 
sario aprire un foro nel ghiaccio per per- 
mettere l'ossigenazione di piante e pesci 
(si veda quanto consigliato ne «i Lavori» 
di gennaio-febbraio a pagina 1 1 ); 

- all'inizio della primavera si possono 



formare in superficie delle alghe unicel- 
lulari che conferiscono un caratteristico 
colore verde all'acqua. Tali alghe scom- 
paiono solitamente con la ripresa vege- 
tativa delle altre piante acquatiche. Se il 
fenomeno dovesse persistere esistono in 
commercio appositi prodotti antialga 
(reperibili nei negozi specializzati in ac- 
quariologia) con i quali effettuare dei 
trattamenti, ovviamente con le dovute 
cautele; 

- le piante infestanti o comunque non 
gradite si tolgono a mano. 

Maria Grazia Bellardi 

Ditte che producono e commercializzano ar- 
ticoli per laghetti artificiali : 

- Arredi/acquario - Via G. Marconi, 31 - 
35010 San Pietro in Gii (Padova) - Tel, e fax 
0495991658; 

- La Cos'Acqua di ing. Giulio Pozzi - Via 
Ca' Solaro, 43/E - 30175 Mestre (Venezia) 

- Tel. 04I6349U - Fax 041635312; 

- Vanetti Pietro - Via Patrioti. 24 - 21020 
Inarzo (Varese) - Tel. 0332964250 - Fax 
0332964228. 

Vivaisti specializzati in piante acquatiche: 

- Calvisì Manlio - Via Verdi, 74 - 33040 
Perteole (Udine) - Tel. e fax 043199413; 

- Vanetti Pietro - Via Patrioti, 24 - 21020 
Inarzo (Varese) - Tel. 0332964250 - Fax 
0332964228; 

- Vivaio Età Beta - Cascina Gualina - 
Regione Castagneto - 15030 Conzano Mon- 
ferrato (Alessandria) - Tel. 0142925730 - 
014272986 (è anche fax). 

I CONTROLLO INDIRIZZI AL 14-aMn \ 



14 



VITA IN CAMPAGNA 60000 



L'ORTO 



Dove reperire e come salvare 
dall'estinzione vecchie varietà di ortaggi 

Alberto Olivucci, titolare di un'azienda agricola biologica nelle vicinanze di Pesaro, coltiva 

nel proprio orto, con lo scopo di salvaguardarle dall'estinzione, antiche varietà di ortaggi, italiane e non, 

resistenti a malattie e dotate di valide proprietà nutritive. Un'idea che Vita in Campagna propone 

ai propri lettori affinché contribuiscano alla sopravvivenza di vecchie varietà locali di ortaggi 

che, per motivi tecnici e commerciali, non si trovano più sui mercati 



«Un pomodoro con quattro volte più 
vitamina C degli altri, una zucca capace 
di conservarsi a temperatura ambiente 
per oltre due anni, un cocomero di gran- 
di dimensioni immune da tutte le più co- 
muni malattie della sua specie. Questo 
elenco di sorprendenti ortaggi potrebbe 
sembrare essere frutto di ricerche di mi- 
glioramento ottenuto grazie a tecniche 
di ibridazione e di manipolazione gene- 
tica. Invece, niente di tutto questo. Le 
piante che vi ho appena elencato sono 
alcuni dei meravigliosi ortaggi di va- 
rietà antiche coltivate nel mio orto. Sono 
certamente varietà rare e di nessuna di 
queste si trovano in commercio i semi e, 
in molte casi, sono in via di estinzione». 

A parlare così è Alberto Olivucci, 
giovane titolare di un'azienda agricola 
biologica di San Leo, nella provincia di 
Pesaro, e grande appassionato di antiche 
varietà di ortaggi. 

Come è nata questa sua passione 
per le vecchie varietà di ortaggi? 

Era il gennaio del 1996 e. mentre 
fuori nevicava, sfogliavo annoiato uno 
dopo l'altro i cataloghi delle ditte se- 
mentiere che ero riuscito a reperire. Ero 
deciso a ordinare dei semi per la prima- 
vera, ma trovavo questi catalogni tutti 
molto simili fra di loro, con le stesse va- 
rietà di ortaggi, gli stessi tipi di pomo- 
dori, di carote, di peperoni, di melanza- 




Alberto Olivucci 

ne; cambiavano i nomi ma le forme e i 
colori erano sempre gli stessi. 

Ma io ero venuto in campagna a cer- 
care qualcosa di diverso. Da due anni, 
cioè da quando abbandonata la città e la 
precedente attività di erborista avevo 
preso la decisione dì vivere e lavorare a 
tempo pieno come agricoltore biologi- 
co, cercavo di realizzare il progetto di 
un orto famigliare che mi assicurasse 
una buona autosufficienza alimentare. 
Sono vegetariano e desidero avere sulla 
mia tavola non solo ortaggi e frutti otte- 
nuti senza l'impiego di antiparassitari, 



ma anche i sapori, gli aromi e i profumi 
che, secondo me, non abitano più nei 
moderni prodotti dei campi. 

Decisi quindi di allargare le mie ri- 
cerche e cominciai a inviare lettere per 
cercare sementi adatte all'agricoltura 
biologica. Ero infatti convinto che le 
piante che avrei ottenuto da sementi 
prodotte con metodi biologici sarebbero 
state più forti e resistenti di fronte alle 
malattie. Non trovando nulla in Italia in- 
dirizzai le mie ricerche in Francia e in 
Germania. Ricevetti infine il catalogo di 
un collezionista che offriva ben 1 .500 
varietà di semi diversi di cui 250 tipi di 
pomodori, altrettanti peperoni e centi- 
naia fra lattughe, zucche e fagioli, tutti 
da coltivazione biologica. 

Da quel giorno la biodiversità entrò 
nel mio orto, e cominciai a coltivare po- 
modori rossi, rosa, gialli, arancioni, vio- 
letti, bianchi, neri e zebrati, peperoni di 
tutte le forme e colori e gli ortaggi anti- 
chi, quasi del tutto dimenticati, ma che 
hanno una storia da raccontare, spesso 
lunga più di un secolo. Questo collezio- 
nista, pressato dalle mie richieste, mi 
fornì indirizzi di altri collezionisti che si 
occupavano di salvare i semi di un tem- 
po e la biodiversità minacciata dall'ero- 
sione genetica. 

Grazie a questi contatti ho scoperto 
l'esistenza di un piccolo mondo di «sal- 
vatori di semi» che cercano gli ortaggi 




A sinistra. Alcune delle varietà di pomodoro coltivate nell'orto di Alberto Olivucci. A destra. Una vecchia 
varietà di patata chiamata asparago, già citata in un libro del 1885 



16 



VI I A IN CAMPAGNA hO Pilli 




Patate «Congo Blu» 



Cocomero «Luna e Stelle» 



Pomodoro «Doublé Rich» 



antichi, li rimettono in coltivazione e ne 
moltiplicano in isolamento i semi su 
piccola scala per poi ridistribuirli ad al- 
tri conservatori. Si tratta per lo più di se- 
mi di ortaggi fuori ormai da tempo dai 
circuiti commerciali e dati per estinti. 

Ho allora iniziato a seminare ortaggi 
in maniera diversa, non più solo per 
mangiarli ma anche per conservare i se- 
mi di queste specie antiche che hanno 
nutrito l'umanità nel passato e che ora 
rischiano l'estinzione. Così ogni anno 
ho cominciato a raccogliere i semi di 
ogni pianta che coltivavo e a cercare an- 
che negli orti degli anziani che vivono 
nella mia zona per trovare quelle varietà 
di ortaggi famigliari che sono state tra- 
mandate di generazione in generazione. 

Ci illustra le varietà più pregiate 
che coltiva e che ha scoperto che sono 
più resistenti a malattie? 

Molte varietà che coltivo sono curio- 
se e rare manifestazioni della biodiver- 
sità, come le patate «Congo Blu», una 
antica varietà coltivata, interamente blu 
intenso in tutte le sue parti. Oppure co- 
me il fagiolo «Jacob's Cattle Gasless» 
che non procura sgradevoli gonfiori in- 
testinali. Infine mi dedico a mantenere 
in vita vecchie varietà locali come quel 
mais che ho coltivato quest'anno che 
proveniva da un anziano coltivatore del- 
la mia valle il quale non ha mai compra- 
to la semente e che lo contìnua a colti- 
vare da decine di anni. Non ha un nome, 
non si sa quale sia la sua origine, ma il 
gusto di quella polenta è squisito. E que- 
sto mi basta. 

Poi ci sono gli ortaggi dotati di parti- 
colari proprietà nutritive come il pomo- 
doro «Doublé Rich», che contiene una 
quantità di vitamina C quattro volte su- 
periore a quella di un normale pomodo- 
ro, equivalente a quella contenuta nel 
frutto dell'arancia. Un'altra varietà di 
pomodoro interessante è «Brandywi- 
ne», il cui sapore è un accostamento di 
dolce, di acidulo e di profumato. È un 
pomodoro che può vantare una storia 
avvincente. Dopo che era stato dato per 




A sinistra cesto di pomodori «Brandywine», A destra cesto di pomodori «Caro ri- 
ch», di colore arancione ricchi di vitamina A, e pomodori «Zapotec», coltivati da- 
gli indios della Tribù Zapoteca del Messico, una delle varietà rare che possono es- 
sere trovate presso i seed saver americani 



estinto, un «salvatore di semi» riuscì a 
ritrovarne qualche esemplare nell'orto 
di un anziano che morì dopo qualche an- 
no. Purtroppo è così che perdiamo le ri- 
sorse genetiche di tanti ortaggi: quando 
se ne vanno gli anziani che lì risemina- 
vano di anno in anno. Di quel pomodo- 
ro non c'era traccia nemmeno nella ban- 
ca-semi statunitense, che tuttavia è una 
delle più fornite del mondo. Oggi il 
«Brandywine» è molto considerato, col- 
tivato e nuovamente offerto nei listini di 
alcune ditte sementiere specializzate. In 
questa varietà ho notato una buona resi- 
stenza alle tipiche malattie del pomodo- 
ro, come la peronospora. 

Ho anche altre varietà antiche che so- 
no state riconosciute forti e resistenti ad 
alcuni parassiti, come il cocomero 
«Luna e Stelle», resistente all'antracno- 
si, una muffa molto pericolosa. 

Le vecchie varietà sono state tutte 
sottoposte alla prova implacabile del 
tempo. Se avessero avuto dei difetti, se 
fossero state deboli di fronte alle avver- 
sità, se il loro gusto o le loro qualità nu- 
tritive fossero stati carenti sarebbero già 
state abbandonate e ormai dimenticate. 



Il problema principale è che non si 
sono adattate alle esigenze della com- 
mercializzazione. Il pomodoro della va- 
rietà «Brandywine», ad esempio, non 
sopporta lunghi viaggi a causa della sua 
buccia sottile. Un carattere distintivo co- 
sì pregiato come la buccia morbida, è in- 
vece oggi considerato un difetto perché 
tutte le verdure consegnate in città de- 
vono viaggiare per molte ore. 

Ecco che allora si commercializzano 
e si coltivano pomodori dalla buccia du- 
ra e spessa, senza preoccuparsi se c'è 
anche il sapore. 

In Italia vi è la necessità di salvare 
le varietà antiche di ortaggi? 

L'Italia è sicuramente un Paese dove 
la biodiversità è stata fortemente com- 
promessa, data anche l' assenza di un in- 
tervento pubblico mirato. Le faccio un 
esempio: delle 27 varietà locali di coco- 
mero riportate nei cataloghi delle ditte 
sementiere italiane prima degli anni '50 
a tutt'oggi non ne rimane una sola in cir- 
colazione. Ora. grazie a un programma 
di ricerca finanziato dalla Regione 
Toscana, è stato possibile localizzare 



VITA IN CAMPAGNA (.ODI IO 



17 



uno di questi cocomeri nell'orto di un 
anziano coltivatore: si tratta del «Mo- 
scatello a pasta arancione». Due agri- 
coltori si sono presi, ora, l'onere, o 
l'onore, di ospitarlo nel loro orto per 
mantenerlo in vita. 

Spero di ottenere anch'io qualche se- 
me per vederlo crescere nel mio orto. 



Se qualche nostro lettore volesse 
provare a coltivare delle vecchie va- 
rietà di ortaggi a chi si potrebbe ri- 
volgere? 

E mia profonda aspirazione che an- 
che in Italia sorga, come già è successo 
in altre nazioni, una rete di «seed sa- 
vers» capaci di gestire degli orti conser- 




Collaboriamo per salvare 
un vecchia varietà di ortaggio 



Se coltivate nel vostro orto una vecchia varietà di ortaggio e volete scambiare i se- 
mi con altri lettori di Vita in Campagna compilate il coupon qui sotto riportato e 
inviatelo (anche in fotocopia) a: Vita in Campagna - Via Bencivenga/Biondani, 16 
- 37133 Verona. 



Con il presente coupon Vi informo che nel mio orto coltivo la vecchia varietà di 
ortaggio qui sotto descritta. 



Nome 



Cognome 



Via 



N. 



Cap-Localìta 



Incollate qui una foto dell'ortaggio 



Vecchia varietà di . 
matura in 



ed ha queste caratteristiche che a mio avviso la rendo- 



no interessante: 



Sono propenso ad inviare a lettori di Vita in Campagna i semi quando disponibili 



Data 



Firma 



Il presente coupon deve essere fotocopiato per ogni vecchia varietà 



valivi come il mio. Non è un impegno 
semplice, perché è necessario conosce- 
re le tecniche di isolamento per evitare 
che piante della stessa specie si impolli- 
nino fra di loro dando origine a incroci 
incontrollati che distruggerebbero lapu- 
rezza varietale. 

A tutti i lettori di Vita in Campagna, 
che sono sicuramente degli appassiona- 
ti di orticoltura e giardinaggio, voglio 
raccomandare, se fossero in possesso di 
sementi tramandate dai loro genitori o 
da altri anziani, di conservarle con la più 
alta considerazione e cura e di mante- 
nerle vitali riseminandole ogni anno. 

Esse sono una testimonianza che vie- 
ne da un passato remoto, sono il frutto 
delle fatiche e dell'esperienza di tante 
generazioni di agricoltori, sono passate 
per infinite mani che le hanno coltivate, 
selezionate e conservate. Perderle equi- 
varrebbe ad annientare un'eredità, sen- 
za possibilità di recupero. 

Vi chiedo anche di inviarmene un 
piccolo quantitativo, soprattutto se vi 
accorgete che vi manca la possibilità di 
mantenerle in coltivazione, affinché 
possa studiarle, conservarle e moltipli- 
carle per altri orti conservativi. Questo è 
il mio indirizzo: Alberto Olivucci, Via 
Varco Biforca 7. 61010 Pietracuta di 
San Leo (Pesaro), tei e fax 054 1924036; 
oppure potete contattarmi tramite E- 
mail: semantico@tiscalinet.it 

Per chi vuole saperne di più posso 
fornire gli indirizzi di alcune associa- 
zioni, non italiane, che svolgono opera 
di recupero e conservazione di biodiver- 
sità e antiche varietà: 

- Seed Savers Exchange - 3076 North 
Winn Road - Decorah, I A 52101 - Stati 
Uniti; è l'associazione meglio struttura- 
ta e più numerosa al mondo (la quota as- 
sociativa annuale è di 45 Dollari, circa 
95.000 Lire) che esce a gennaio di ogni 
anno con un catalogo (in lingua inglese) 
che dà la possibilità di accedere a 
1 1 .000 varietà rare offerte dai «seed sa- 
vers» americani; 

- Arche Noah - Obere Str. 40 - A-3553 
Schiltern - Austria; pubblica ogni anno 
un catalogo (in lingua tedesca) dove so- 
no offerte oltre 8.000 semi di ortaggi, 
cereali, legumi, fiori e piante da frutto; 
la quota associativa è di 50 Marchi tede- 
schi (circa 50.000 Lire); 

- The Seed Savers' Network - Box 975 
Byron Bay NSW 2481 - Australia; per 
gli amanti di semi esotici in quanto il ca- 
talogo propone una selezione di semi 
provenienti da tutte le culture che abita- 
no quel continente (Oceania); la quota 
associativa è di 35 Dollari australiani 
(circa 45.000 Lire). 

Interista raccolta da. 
Giorgio Vincenzi 

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CONTROLLO INDIRIZZI AL 10-5*2000 ì 



18 



VITA IN CAMPAGNA h/MIII 



Orto: un piccolo bacino a cielo aperto 
per la raccolta dell'acqua per l'irrigazione 

La realizzazione di un piccolo bacino per la raccolta delle acque piovane da utilizzare nell'irrigazione 

dell'orto (o del giardino) non è particolarmente, complicata: basta collocarlo in un punto depresso della 

superficie in modo che vi confluisca l'acqua che cade sul terreno circostante. Lo scavo va rivestito con 

«geotessuto» e telo in pvc. L'acqua viene attinta a mezzo di una piccola pompa sommersa alla quale può 

essere raccordato l'impianto di irrigazione o un semplice tubo in gomma per l'aspersione manuale 



11 sistema meno costoso per dispor- 
re di un piccolo bacino per la raccolta 
delle acque di irrigazione è quello di 
realizzarlo a cielo aperto con rivesti- 
mento in telo impermeabile in pvc. In 
commercio si trovano anche teli che 
inglobano una rete di rinforzo con 
spessori di diverse misure, ma per il 
nostro caso può essere sufficiente un 
semplice telo dello spessore di 0,8 nini, 
previa posa di un telo di sottofondo in 
«geotessuto» (a diretto contatto con il 
terreno). Se, come in questo caso, la 
superficie di raccolta è quella del terre- 
no circostante, si deve collocare il 
bacino nel punto più in basso possibile. 

+ Ecco come procedere per la realiz- 
zazione del bacino: 

1-Dopo aver scelto il luogo in cui 
collocare il bacino, se ne traccia sul 
terreno con della calce il perimetro. 

2-Si procede quindi allo scavo man- 
tenendo le pareti con una inclinazione 
di 45-60 gradi, secondo le possibilità 
date dalla natura del terreno (per quan- 
to possibile le pareti e il fondo devono 
essere livellati e si devono togliere 
tutte le asperità). 

3-Tutto attorno al perimetro esterno, 
a una distanza di 50 cm, si farà un 
solco della profondità di 30 cm nel 
quale verranno inseriti i lembi esterni 
dei teli, che verranno ricoperti con la 
terra di risulta dello scavo stesso. 

4-Si stende il telo di «geotessuto» 
facendolo aderire bene alle pareti e 
portandone i lembi fin dentro il solco 
esterno già preparato. 

5-Si stende il telo in pvc prima tra 
le pareti opposte e poi tagliandolo a 
misura per gli angoli (i teli vanno 
sovrapposti di almeno 10 cm e incollati 
con apposita colla che verrà fornita con 
l'acquisto del telo). 

6-1 lembi esterni vanno posti sem- 
pre nel solco perimetrale e interrati. 

• Come pescare l'acqua? L'acqua 

raccolta nel bacino così realizzato può 
essere attinta per l'irrigazione dell'orto 
a mezzo di vari tipi di elettropompe, 
secondo le necessità di pressione occor- 
renti nella zona da irrigare. Nel caso 
preso qui in considerazione vi consi- 
gliamo di adottare una pompa sommer- 






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Per riempire con acqua piovana un bacino di 10-12.000 litri come quello qui 
illustrato occorre che attorno vi sia una superficie di raccolta delle acque di 
almeno 300 metri quadrati, nel caso di terreno nudo, o di 1.500 metri quadrati 
se si tratta di superficie inerbila (in entrambi i casi con pendenze confluenti 
alla vasca). Per la realizzazione si veda anche la descrizione nel testo 



gibile che pesca sul t'ondo del bacino. È 
adatta per basse pressioni e per impiego 
con impianti a goccia o a spruzzo e 
anche per tubi in gomma per l'aspersio- 
ne manuale. 

Carlo Cametti 

Costo di materiali citati nel testo (Iva 
compresa): «geotessuto» (m : 60) lire 
480.000; telo in pvc dello spessore di 8 min 
(itf 60) lire 1.850.000; pompa sommergibile 
da lire 360.000 a lire 1 . 1 00.000. 

I materiali sopra citati sono reperibili 
presso le seguenti ditte. 

"Geotessuto" e teli in pvc: 



- Benza - Via Pascoli, 163 - 18038 San- 
remo (Imperia) - Tel. 0184575246 - Fax 
0184501855; 

- Rama Motori-Divisione Verdemax - Via 
Provinciale per Poviglio, 109 - 42022 
Boretto (Reggio Emilia) - Tel. 0522964821 

- Fax 0522964577 (segnala ii rivenditore). 
Pompe: 

- Pedrollo - Via E. Fermi, 75/0 - 37047 
San Bonifacio (Verona) - Tel. 045613631 1 

- Fax 0457612253 (segnala il rivenditore); 

- Zenit - Via dell'Industria, 15 - 41018 S. 
Cesario sul Panaro (Modena) - Tel. 
0599506 11 - Fax 059950690. 



CONTROLLO INDIRIZZI AL 5-5-2000 



VITA IN CAMPAGNA 6/2000 



19 



La prevenzione e la lotta 
alle principali avversità dell'asparago 

L'asparago è soggetto a diverse avversità: in primo luogo le malattie causate da funghi microscopici 
come la ruggine e la stemfiliosi, che richiedono regolari interventi di difesa preventiva, ma anche 

insetti parassiti che vanno invece combattuti soltanto quando eventualmente si presentano. È 
determinante attuare tecniche di coltivazione che consentano di prevenire le principali avversità 



Per concludere la serie di articoli che 
in questi ultimi mesi sono stati dedicati 
all'asparago, è utile fornire in queste pa- 
gine qualche informazione, almeno a 
grandi linee, sulle principali avversità 
(malattie fungine e insetti parassiti) che 
possono colpire questo ortaggio, senza 
dimenticare l'importanza degli accorgi- 
menti da mettere in atto per la preven- 
zione delle stesse avversità. 

LE MALATTIE FUNGINE 
SONO LE PIÙ PERICOLOSE 



progressivamente. Talvolta possono 
morire anche le gemme. Per cjuesto mo- 
tivo quando si esegue la messa a dimora 
delle zampe è opportuno sceglierle con 
la massima attenzione scartando ed eli- 
minando quelle infette a mezzo dell'in- 
terramento in una buca profonda alme 
no 50 cm, scavata lontano dall'aspara- 
giaia, e coprendole con calce, oppure di- 
struggendole con il fuoco. 

Prevenzione. I possibili rimedi di ca- 
rattere preventivo possono essere così 
riassunti: 



- scartare dalla coltivazione i terreni co- 
stantemente umidi, con falda acquifera 
troppo alta e dove per qualsiasi ragione 
l'acqua ristagni: evitare anche i suoli 
acidi (i valori della reazione del terreno 
più idonei sono 6.8-7); 

- attuare rotazioni lunghe, cioè attende- 
re 6-7 e più anni (fino a 15) prima di far 
ritornare l'asparago nello stesso terreno; 

- lavorare il terreno quando è perfetta- 
mente in tempera (non troppo umido e 
nemmeno troppo asciutto); 

- curare la sistemazione del suolo in 





Fusariosi. Le 

più gravi malattie 
che colpiscono l'a- 
sparago sono le fu- 
sariosi ( Fusarium 
oxysporum — nella 
forma specifica del- 
l'asparago - è la 
specie più dannosa) 
che possono attac- 
care le piantine già 
nelle prime fasi ve- 
getative dato che è 
facile che i semi 
stessi ne siano infet- 
ti. Questi funghi mi- 
croscopici possono 
trovarsi anche nel 
terreno e sono stati 
individuati sia in 

suoli pesanti che in Fusariosi. A sinistra: zampa colpita Julia malattia. A destra: la parte aerea tende a ingiallire e avvizzire 
quelli sciolti (è co- 
munque in quelli 
acidi che trovano le 
condizioni migliori 
per svilupparsi). 
Questi funghi colpi- 
scono i piccolissimi 
tubi (vasi) che tra- 
sportano la linfa e le 
zone che li circon- 
dano. La parte aerea 
degli asparagi attac- 
cati prima diventa 
gialla e poi si secca. 
Si ha quindi il depe- 
rimento progressivo 
e la morte delle 
piante. Le zampe 
colpite presentano 
degli imbrunimenti 

delle radici che in Rizottoniosi. A sinistra: apparato radicale con radici attaccate dalla malattia. A destra: particolari 
seguito si svuotano grandito di una radice ammalata 




re m- 



VITA IN CAMPAGNA (1/21)01) 



21 



modo che non vi 

d'acqua neppure momentanei; 

- scegliere varietà che abbiano di- 
mostrato adattabilità alla zona di 
coltivazione; 

- per superfici abbastanza ampie 
prevedere, se si ritiene che vi siano 
concrete probabilità di attacco 
(nelle zone in cui da tempo è diffu- 
sa la coltivazione dell'asparago), la 
disinfezione del terreno ('); 

- dare la preferenza, anche nei pic- 
coli orti, all'impianto di piantine 
con il pane di terra; 

- disinfettare (') accuratamente i 
semi o le zampe (se si dispone di 
queste per l'impianto); 

- eliminare tutte le zampe che si so- 
spetta possano essere attaccate da 
fusariosi: 
-eseguire un accurato diserbo (an- 
che manuale), non eccedere con le 
concimazioni soprattutto azotate, non 
impiegare per le lavorazioni macchine 
troppo pesanti. 

Lotta. La lotta diretta è molto diffici- 
le da attuare e comprende le seguenti 
operazioni: 

- estirpare le piante colpite e distrug- 
gerle come spiegato in precedenza a 
mezzo dell' interramento o con il fuoco; 

- trattare il terreno dove erano le pian- 
te e quello cisrcostante almeno con ti- 
rano (Pomarsol 50 WG, non classificato, 
30 grammi per 10 litri di acqua, inter- 
vallo di sicurezza di 10 giorni) (')- 

Rizottoniosi. Preoccupanti sono pu- 
re gli attacchi di rizottoniosi (Rhizo- 
cktonia violacea) che spesso si associa- 
no a quelli delle fusariosi. Anche in que- 
sto caso vengono colpite le radici che 
assumono un aspetto simile a quello del 
feltro ed un colore violaceo. La rizotto- 
niosi è favorita da terreni acidi e da ele- 
vate temperature (attorno ai 30° centi- 
gradi). Era questa la 
malattia più impor- 
tante prima che si 
diffondessero le fu- 
sariosi e colpiva in 
particolare le aspa- 
ragiaie nella fase 
declinante della 
produzione. 

Prevenzione . 
Per contrastare la 
malattia è necessa- 
rio mettere in atto i 
mezzi preventivi già 
esposti per le fusa- 
riosi e cioè scegliere 
e disinfettare accu- 
ratamente le zampe, 
oltre a rispettare la 
rotazione e quindi a 
non mettere a dimo- 
ra asparagi dopo 
medica, bietola, pa- 




Ruggine. Fusto e foglie colpiti dalla malattia 

tata, carota, fagiolo. 

Lotta. Non è facile impostare una 
lotta diretta contro la rizottoniosi non 
esistendo al momento prodotti cu- 
rativi. Anche in questo caso si può in- 
tervenire - in presenza di limitati attac- 
chi - estitpando e distruggendo le pian- 
te malate. 

Ruggine. Frequenti sono gli attacchi 
di ruggine (Puccinìa asparagi) contro la 
quale una lotta assidua è indispensabile, 
perché più le piante vengono colpite 
dalla ruggine e più si indeboliscono (so- 
no quindi maggiormente soggette agli 
attacchi delle altre malattie, in partico- 
lare delle fusariosi) ( 4 ). 

Prevenzione. La prevenzione si basa 
soprattutto nel non eccedere nelle con- 
cimazioni, specialmente a base di ferti- 
lizzanti azotati, e nel curare la sistema- 
zione del terreno in modo che non vi sia- 
no ristagni di acqua. 

Lotta. La lotta è, di regola, indispen- 



sabile e deve essere sempre mol- 
to accurata, in particolare nei pri- 
mi anni di impianto. La presenza 
della ruggine si nota perché in 
estate-autunno compaiono nume- 
rose, evidenti macchiette di colo- 
re marrone che producono una 
polvere che assomiglia proprio 
alla ruggine e che rappresenta la 
parte riproduttiva del fungo (ure- 
dospore). E quindi necessario in- 
tervenire più volte con prodotti a 
base di ossicloruro di rame-20 
(irritante, 60-70 grammi per 10 li- 
tri d'acqua, intervallo di sicurez- 
za di 20 giorni). Sembrano però 
più efficaci i trattamenti a base di 
ziram (per esempio Zir-Flo, irri- 
tante, 30-40 grammi per 10 litri 
d'acqua, intervallo di sicurezza di 
10 giorni) o tiram (per esempio 
Pomarsol 50 WG, non classifica- 
to, 15-30 grammi per 10 litri d'acqua, 
intervallo di sicurezza di 10 giorni). 
Questi interventi si eseguono ogni 10- 
15 giorni, con maggior frequenza in an- 
nate con estati in cui si ripetono le piog- 
ge. Occorre però eseguire ugualmente 
dei trattamenti nelle annate asciutte vi- 
sto che spesso sono necessarie irrigazio- 
ni, più numerose nei giovani impianti, 
che possono favorire lo sviluppo della 
ruggine. I trattamenti iniziano di solito 
ai primi di luglio per protrasi anche fino 
ad ottobre. 

Stemfiliosi. Ugualmente preoccu- 
pante è diventata, in molte aree dove è 
diffusa la coltivazione dell'asparago, la 
stemfiliosi (Stemphylium vesicarium) 
che provoca ingiallimenti e dissecca- 
menti delle piante ad iniziare dalla par- 
te bassa. Gli attacchi possono comincia- 
re a fine primavera, specialmente in am- 
bienti e/o in periodi umidi. 

Prevenzione. Valgono gli stessi cri- 




Stemfiliosi. A sinistra: i primi sintomi della malattia. A destra: gli attacchi di stemjìliosi provocano V in- 
vecchiamento anticipato delle piante 



22 



VITA IN CAMPAGNA SC0O0 






h 










A sinistra: fa™ d< nottua (4-5 cm). Al centro: /arve rf/ elateridi (1,5 cm). A destra: mosca dell'asparago (2,5 min) 



teri indicati per la ruggine. Quando le 
piante hanno ultimato la vegetazione è 
sempre consigliabile bruciarle nel ri- 
spetto delle disposizioni locali. Questa 
pratica può essere utile anche per preve- 
nire attacchi di altre malattie e parassiti 
animali (esempio mosca). Quando nel 
precedente anno si t'ossero verificati 
considerevoli attacchi di stemfiliosi è 
opportuno limitare le quantità raccolte 
in modo che le piante possano ripren- 
dersi. Questa considerazione vale pure, 
in linea di massima, nel caso di attacchi 
di ruggine. 

Lotta. Per contrastare questa malat- 
tia si impiegano gli stessi prodotti indi- 
cati per la ruggine fziram e tiram), ini- 
ziando i trattamenti già nelle prime fasi 
di crescita delle piante (quando sono al- 
te circa 50-60 centimetri). I trattamenti 
devono essere eseguiti almeno ogni 15 
giorni ed intensificati (ogni settimana) 
quando, dalla seconda parte dell'estate 
(dopo la metà di agosto), possono au- 
mentare le piogge e l'abbondanza delle 
rugiade mattutine. È importante-, a parti- 
re dai primi trattamenti, irrorare bene la 
parte bassa delle piante. 

GLI INSETTI PARASSITI 
PREOCCUPANO MENO 

Per quanto riguarda gli insetti, solo 
occasionalmente essi creano particolari 
problemi alla coltura dell'asparago e 
molto spesso non richiedono interventi 
di alcun tipo. 

In qualche caso possono preoccupa- 
re gli insetti che vivono nel terreno e che 
si nutrono di diverse piante (per esempio 
nottue ed elateridi). Se si fossero effetti- 
vamente verificati attacchi da parte di 
questi insetti si può intervenire, una vol- 
ta ultimata la raccolta (fine maggio- 
metà giugno) con un apposito disinfe- 
stante del suolo a base di carbaril (per 
esempio Cabor 5 G, non classificato, 2- 
4 grammi per metro quadrato, intervallo 
' di sicurezza di 7 giorni) oppure a base di 
metiocarb (per esempio Mesurol N 



esca, non classificato, 21 giorni di inter- 
vallo di sicurezza, distribuito in muc- 
chietti di 0,3-0,5 grammi per metro qua- 
drato). In caso di forti infestazioni di lar- 
ve di nottue è possibile eseguire un in- 
tervento sulla fila a base di deltametri- 
na-2,39 (per esempio Decis blu, non 
classificato, 3.5-6 millilitri per 10 litri 
d'acqua, intervallo di sicurezza di 3 
giorni) pure, se fosse veramente neces- 
sario, durante il periodo di raccolta. 

Vi sono poi altri insetti che possono 
danneggiare la parte aerea della pianta di 
asparago, come per esempio la mosca 
dell'asparago (Agromiza). Questi attac- 



L' asparagiaia 

può fornire 

un discreto guadagno 

//; questi ultimi mesi anche il letto- 
re ha potuto rilevare che la coltura 
dell'asparago è senza dubbio una 
delle più interessanti per il piccolo 
coltivatore, soprattutto quando, 
nelle idonee condizioni ambientali, 
voglia arrotondare, con piccole en- 
trate, il reddito famigliare. 
Coltivare 500-1,500 metri quadrati 
dì asparagiaia può risultare un la- 
voro impegnativo, ma il prodotto è 
sempre sicuramente vendìbile e in 
genere a prezzi nettamente superio- 
ri rispetto a quelli di altri ortaggi. 
Se però si sceglie di coltivare 
l'asparago per la vendita, è neces- 
sario, anche per limitate quantità e 
malgrado la vendita nel luogo di 
produzione, curare moltissimo il 
confezionamento dei turioni. Infatti 
l 'asparago, essendo un ortaggio di- 
pregio che viene consumato poche 
volte in un anno solo per il piacere 
del palato, predispone il consuma- 
tore a pagare un prezzo elevato 
purché il prodotto sìa di buona qua- 
lità e ben presentato. 



chi non sono comunque una regola e per 
contrastarli si possono effettuare tratta- 
menti a base di pi retri ne naturali-4 (per 
esempio Kenyatox Verde, non classifica- 
to, 7- 10 grammi per 10 litri d'acqua, in- 
tervallo di sicurezza di 2 giorni), oppure 
piretrine sintetiche per esempio a base di 
deltametrina-2.39 (per esempio Decis 
blu, non classificato, 3,5-6 millilitri per 
1 litri d'acqua, intervallo di sicurezza di 
3 giorni). 

Silvio Cabrali 

(') L'opportunità della disinfezione del ter- 
reno e la sua possibile realizzazione sono 
state trattate in un apposito capitoletto nel 
numero 3/2000 a pag. 26. 

(-) La disinfezione del seme e delle zampe è 
stata spiegata nel numero 3/2000, rispettiva- 
mente a pag. 27 (semina) e a pag. 28 (messa 
a dimora delle zampe). 

(*) E stata provata anche la lotta con metodi 
biologici usando alcuni funghi (Tricho- 
dertna viride e Gliocladium rosewn) che do- 
vrebbero contrastare lo sviluppo delle l'usa- 
riosi ma con risultati non sempre soddisfa- 
centi. 

( 4 ) Non sembra invece dovuta a malattie la 
presenza di turioni con parti o strisce di co- 
lor ruggine (turioni ossidati). La formazione 
di questi asparagi avviene soprattutto in pri- 
mavere con periodi freddi (crescita lenta) ed 
in presenza di suoli asciutti e compatti. I tu- 
rioni durante lo sviluppo «sfregano» contro 
il terreno provocandosi così piccole ferite 
che portano alla produzione di ossidazioni e 
colorazione ruggine (nei turioni ossidati, co- 
me successiva infezione, sono state trovate 
delle forme di fusariosi). 



Puntate pubblicate: 1-Con l'asparago 
un ortaggio di pregio anche nel piccolo 
orto (n. 2/2000). 2-Lavorazione del ter- 
reno, produzione e messa a dimora 
delle zampe (n. 3/2000). 3-Produzione 
e messa a dimora delle piantine (n. 
4/2000). 4-Le cure colturali, la raccolta 
e l'utilizzo dei turioni (n. 5/2000). 5-La 
prevenzione e la lotta alte principali av- 
versità (n. 6/2000). 

Fine 



VITA IN CAMPAGNA 6/2000 



23 



IL FRUTTETO 



Il nashi per il piccolo frutteto di famiglia 

Nonostante Io scarso successo avuto a livello commerciale, riteniamo che l'inserimento di qualche 

pianta di questo pero orientale nel piccolo frutteto famigliare possa costituire oltre che 

un arricchimento dal punto di vista varietale anche l'opportunità di coltivare un albero di poche 

pretese che fornisce un frutto (chiamato anche «pera-mela») gradevole e dissetante 

nei mesi da luglio a settembre. Sono quattro le varietà consigliate 



A partire dall'inizio degli anni '80 
sono state diffuse in Europa, e in parti- 
colare in Francia e in Italia, alcune va- 
rietà di pero orientale (originarie della 
Cina) denominate «nashi» e «li». Il ter- 
mine «nashi» in giapponese - come «li» 
in cinese — significa semplicemente pe- 
ra. Per la produzione dei frutti vengono 
coltivate nei Paesi orientali, e in partico- 
lare in Giappone, Corea, Cina, ecc., nu- 
merose varietà derivate dalla specie 
Pirus pyrifoìia (sinonimo Pirus seroti- 
no) e dalla specie Pirus ussuriensis (pe- 
ro dell'Ussari). 

Le caratteristiche del frutto del nashi 
differiscono sensibilmente da quelle dei 
frutti delle varietà di pero comune e si 
possono così sintetizzare: 

- forma rotonda e appiattita del frutto 
che ricorda quella dei frutti di numerose 
varietà di melo (per questo motivo il 
frutto del nashi è stato chiamato anche 
con il nome di «pera-mela»); 

- polpa soda, croccante e particolar- 
mente succosa; 

- sapore dolce, aromatico e gradevole; 

- buccia liscia, di colore giallo-verde 
oppure dorato-bronzato; 

- polpa piacevolmente dissetante e sti- 
molante per il consumo estivo. 




// nashi è originario della Cina 

ed è stato importato in Europa, 

in verità con scarso successo, 

all'inizio degli anni Ottanta 

SCEGLIETELO PER IL PICCOLO 
FRUTTETO DI FAMIGLIA 

Indipendentemente dalle vicende 
commerciali che hanno travagliato il 
mercato dei frutti di questa specie e dal 
quasi abbandono della sua coltivazione 
a livello delle aziende frutticole specia- 
lizzate (vedi riquadro a pag. 29), si ritie- 
ne che la presenza di alcune varietà di 
nashi a maturazione scalare sia da con- 
siderare sempre valida per il frutteto 
specializzato nella produzione di specie 



pregiate e per il piccolo frutteto fami- 
gliare per: 

- soddisfare le richieste dei consumato- 
ri che apprezzano il valore nutritivo e le 
caratteristiche organolettiche dei frutti; 

- per integrare la gamma varietale del 
frutteto famigliare destinato al fabbiso- 
gno della famiglia. 

SONO QUATTRO 
LE VARIETÀ CONSIGLIATE 

Le quattro varietà che vi consigliamo 
producono frutti che presentano delle 
buone caratteristiche organolettiche e 
che consentono, grazie alla scalarità 
delle epoche di maturazione, una dispo- 
nibilità continua di prodotto fresco nel 
periodo luglio-settembre. Le varietà sot- 
to citate, e diverse altre, sono reperibili 
presso i migliori vivaisti, già innestate, 
fornite sia a radice nuda che in vaso ('), 

1-Tama. È originaria del Giappone. Fra 
le varietà di nashi è la più precoce come 
maturazione del frutto. La pianta ha vi- 
gore medio e buona produttività. La fio- 
ritura avviene nel mese di aprile. Il frut- 
to è maliforme, cioè a forma di mela, del 
peso medio di 1 60 grammi. La buccia è 




A sinistra: pianta di nashi dell 'età di 7-8 anni in piena produzione. Al centro: piantina di nashi innestata a doppio spacco in- 
glese. A destra: i mazzetti fiorali (corimbi) del nashi sono costituiti da numerosi fiori 



VITA IN CAMPAGNA <V2(XK) 



17 




Le quattro varietà di nashì consigliate per il piccolo frutteto famigliare: l-Tama; 2-Hosui; 3-Nijisseiki; 4-Shinseì 



Nashi: tre mini -progetti per il piccolo frutteto famigliare 

(la fruttificazione di tutte le piante è garantita dalla presenza dei rispettivi impollinatori - vedi tabella alla pagina seguente) 




• 

2 


• 
Passacrassana 


• 
2 


• 
2 


• 
Passacrassana 


• 

2 


• 


• 
Passacrassana 


• 
2 



• 
1 


• 
William 


• 
1 


• 
1 


• 
William 


• 
1 


• 
1 


• 
William 


• 
1 



® 



A- Frutteto di 50 metri quadrati circa con le quattro varietà di nashi consigliate nel testo (9 piante in tutto): vengono pro- 
dotti frulli di nashi a partire dalla terza decade di luglio fino a metà settembre. 

B-Frutteto di 50 metri quadrati circa con la varietà di nashi Hosui (6 piante) e la varietà di pero comune Passacrassana 
inserita come ìmpollinatrìce: vengono prodotti frutti di nashi dalla seconda decade di agosto a fine mese e pere a matu- 
razione invernale che si possono consumare da dicembre a marzo. 

C-Frutteto di 50 metri quadrati circa con la varietà di nashi Tanta (6 piante) e la varietà di pero comune William inseri- 
ta come Ìmpollinatrìce: vengono prodotti frutti di nashi dalla terza decade di luglio alla seconda decade di agosto e pe- 
re nella seconda e terza decade dello stesso mese 

N.B.: ai numeri riportati nei progetti corrispondono le varietà citate nel testo e illustrate in alto in questa pagina. 
Le distanze di impianto nei tre frutteti sono di metri 1,7 sulla fila e metri 4 tra le file. 



28 



VITA IN CAMPAGNA 6/2000 



di colore verde-giallo-bronzato, legger- 
mente rugginosa; la polpa è soda, croc- 
cante, zuccherina, di acidità media, aro- 
matica, dissetante, fresca. 

Raccolta. La raccolta inizia a partire 
dalla terza decade di luglio e si protrae 
fino alla 2" decade di agosto. 

Impollinazione. La varietà non è au- 
tofertile e deve essere impollinata con 
una varietà che fiorisce nello stesso pe- 
riodo; allo scopo si prestano la varietà di 
nashi Nijisseiki e la varietà di pero co- 
mune William. 

2-Hosui. È originaria del Giappone. La 
maturazione è medio-precoce. La pian- 
ta presenta vigore elevato ed è dotata di 
una produttività elevata e costante. La 
fioritura si verifica in epoca intermedia 
a partire dalla prima decade del mese di 
aprile. Il frutto è maliforme, cioè a for- 
ma di mela, di pezzatura media (170 
grammi). La buccia è liscia, di colore 
bronzato-dorato, uniformemente distri- 
buito sul frutto; la polpa è fine, croccan- 
te, succosa, aromatica, mediamente 
zuccherina, di buon sapore e dissetante. 

Raccolta. La raccolta inizia a partire 
dalla seconda decade di agosto e si pro- 
lunga, a seconda delle zone, fino alla fi- 
ne del mese. 

Impollinazione. La varietà necessita 
di una impollinazione incrociata e allo 
scopo bene si prestano la varietà di na- 
shi Nijisseiki e la varietà di pero comu- 
ne Passacrassana. 

3-Nijisseiki. È originaria del Giappone. 
E una pianta di medio vigore e di buona 
produttività. Il frutto è di forma rotonda, 
leggermente appiattito, di pezzatura 
medio-grossa (peso medio 185 gram- 
mi). La buccia è liscia, di colore verde- 
giallo; la polpa è croccante e molto suc- 
cosa, zuccherina, di media acidità, aro- 
matica, profumata, particolarmente gra- 
devole. Il frutto è sensibile alla manipo- 
lazione. 

Raccolta. La raccolta inizia verso la 
fine del mese di agosto e si prolunga, a 
seconda delle zone, fino alla prima de- 



Nashi per il frutteto specializzato: i perché di un insuccesso 

Verso la metà degli anni '80 numerosi produttori ortofrutticoli del centro-nord 
e del nord del nostro Paese, con lo scopo di rivitalizzare, mediante una inno- 
vazione dì prodotto, un mercato piuttosto stagnante nelle sue produzioni tradi- 
zionali, e forse trascinati anche dai facili entusiasmi che sempre caratterizza- 
no le novità, hanno eseguito estesi impianti di nashi. 

A quei tempi in Italia, in Francia, in Spagna e in altri Paesi europei sono state 
poste a dimora le piante di qualsiasi varietà; innestate su portìnnesti diversi, 
non sempre idonei, senza il minimo supporto di una razionale sperimentazio- 
ne e con la mancanza di un 'approfondita e documentata informazione relativa 
alle tecniche di coltivazione. 

Questa situazione ha portato agli inizi degli anni '90 all'immissione sui mer- 
cato ortofrutticolo di una elevata massa di prodotto poco uniforme e, soprat- 
tutto, non preceduta da un 'adeguata azione promozionale che consentisse di 
evidenziare la tipicità del frutto in modo da differenziarlo nettamente dalla pe- 
ra tradizionale. In pratica è stato immesso sul mercato un prodotto che è ri- 
sultato sconosciuto ai consumatori e anche agli operatori commerciali addet- 
ti alla distribuzione. 

L'insuccesso commerciale ha contribuito a ridurre progressivamente la super- 
ficie coltivata a nashi con la eliminazione iniziale delle piante appartenenti al- 
le varietà più scadenti e, successivamente, anche delle piante delle varietà con- 
siderate valide per la qualità del prodotto. Tutto questo ha contribuito a por- 
tare all'abbandono del nashi presso le aziende frutticole specializzate e ad un 
progressivo disinteresse nella riproduzione delle piante a livello vivaistico. 
In pratica oggi non si parla quasi più del nashi; raramente i frutti di questa 
specie sono reperibili presso le rivendite ortofrutticole al dettaglio e presso la 
grande distribuzione. Il nashi sta scomparendo dal mercato ortofrutticolo sen- 
za che la massa dei consumatori sia stata sufficientemente informata che non 
tutte le varietà appartenenti a questa specie producono dei frutti ritenuti sca- 
denti sotto l'aspetto qualitativo e, soprattutto, non è stata informata sulle par- 
ticolari caratteristiche organolettiche di questo frutto. 



cade del mese di settembre. 

Impollinazione. L'impollinazione 
può essere effettuata dalle varietà di na- 
shi Hosui e di pero comune Passa- 
crassana. 

4-Shinsei. E originaria del Giappone. 
La pianta è di vigore medio-elevato e di 
buona produttività. Il frutto è malifor- 
me, cioè a forma di mela, di pezzatura 
molto grossa (peso medio grammi 230). 
La buccia è liscia, di colore bronzato- 
dorato tendente all'arancione; la polpa è 
croccante, succosa, aromatica, media- 
mente zuccherina, dissetante, di ottimo 
sapore. La fioritura inizia nella prima 



Varietà di nashi consigliate: epoche di raccolta e impollinatori 


Varietà 


Luglio 


Agosto 


Settembre 


Impollinatori 


Tama 








Nijisseiki, 

pero var. William 






Hosui 









Nijisseiki, 

pero var, Passacrassana 


Nijisseiki 








Hosui, 

pero var. Passacrassana 






Shinsei 








Hosui, Nijisseiki, 
pero var. William 



decade del mese di aprile e si prolunga, 
a seconda delle zone di produzione, per 
circa 15 giorni. 

Raccolta. La raccolta dei frutti è me- 
diamente tardiva: inizia nella prima de- 
cade dì settembre e si prolunga per 10- 
15 giorni. 

Impollinazione. Buone impollinata- 
ci sono le varietà di nashi Hosui e 
Nijisseiki e di pero comune William. 

Raffaele Bassi 

{') Alcuni vivaisti che producono e/o com- 
mercializzano piante di nashi sono: 

- Flora 2000 - Via Zenzalino Sud. I9/A - 
40054 Budrio (Bologna) - Tel. 051800406 - 
Fax 051808039. Sconto «Carta Verde»: 
10% fino al 31/12/2000; 

- Montivivaì - Via per Picciorana - 55010 
Tempagnano (Lucca) - Tel. 0583998 1 1 5/6 - 
Fax 05839981 17. Sconto «Carta Verde»: 
10% fino al 31/10/2000; 

- Vivai Bassi Guido - Via M. Tonello, 17 - 
12100 Cuneo - Tel. 0171402149 - Fax 
0171634351. Sconto «Carta Verde»: 10% 
fino al 31/12/2000. 

I CONTROLLO INDIRIZZI AL 3-5-2000 ' : 



Puntate pubblicate: 1-11 nashi per il 
piccolo frutteto (ri. 6/2000). Prossima- 
mente: la coltivazione. 



VITA IN CAMPAGNA 6/2011(1 



29 






LA PICCOLA MECCANIZZAZIONE 



Tagliasiepi: come sono fatti 
e come orientarsi nell'acquisto 

I tagliasiepi sono attrezzi portati a mano, costruiti in modo specifico per la finitura delle siepi a 

mezzo di un organo di taglio: la recisione dei rami avviene grazie all'azione di due 

lame che intersecandosi li staccano. Vediamo come sono fatti e come orientarsi nell'acquisto 



Per il taglio e la finitura delle siepi 
viene di norma utilizzato un apposito 
attrezzo - il tagliasiepi - disponibile 
oggi sul mercato in svariati modelli 
studiati anche dal punto di vista della 
forma per rendere il più agevole possi- 
bile il lavoro. 

COME SONO FATTI 

Motore. Le tipologie di tagliasiepi 
più comuni sono dotate di sistemi di 
azionamento che si basano su motori 
elettrici e a scoppio (vedi descrizione 
nel riquadro a fondo pagina). I motori 
elettrici possono essere alimentati con 
cavo elettrico dalla rete o con batteria 
ricaricabile; i motori a scoppio sono 
solitamente a due tempi, alimentati con 
miscela al 4%. 

Lame. In alcuni modelli il sistema 
di taglio è costituito da una lama fissa 
su cui si appoggia una lama scorrevole, 
mentre in altri entrambe le lame sono 
mobili, a semplice (1) o a doppia (2) 
dentatura, e si muovono in modo alter- 
nato e contrapposto. 

Impugnature. Solitamente sono 
due di cui una anteriore e una posterio- 
re. Quella anteriore è posta sopra la 



lama e in prossimità del baricentro per 
garantire una migliore manovrabilità 
della macchina con le lame in posizio- 
ne verticale; anteriormente all'impu- 
gnatura anteriore può essere presente 
uno schermo di protezione. 

Schermo di protezione. Non sem- 
pre presente, serve per difendere la 
mano dell'operatore da possibili con- 
tatti accidentali con le lame. 

Pulsanti e leve di azionamento. 

Solitamente sono posti sulle impugna- 
ture e servono per 1" accensione, lo spe- 



gnimento e 
china. 



'azionamento della mac- 



L' UTILIZZO 

Il tagliasiepi elettrico è indicato 
per modellare e mantenere in forma 
siepi anche di notevoli dimensioni, 
purché l'intervento cesorio si limiti al 
taglio di rami non troppo grossi (1,5-2 
cm), In commercio esistono modelli 
adatti a tutte le esigenze: da quelli più 
modesti, che possono servire per il 
taglio di pochi metri di siepe di contor- 
no, a quelli ben più potenti adatti per 




BLOCCO LEVA ACCLI TRAI ORI- 



SCHF.RV10DI PROTEZIONE 



IMPUGNATURA 
POSTERIORE x. 



IMPUGNATURA ANTERIORE 



IMPUGNATURA 
POSTERIORE 



IMPUGNATURA 
AVVIAMENTO 



SERBATOIO 
CARBURANTE 




SCARICO 



IMPUGNA l'UEA ANTERIORE 



Come sono fatti: 

le principali parti che costituiscono 

un tagliasiepi con motore a scoppio (a sinistra) 

e uno elettrico (a destra) 



32 



VITA IN CAMPAGNA (1/21)011 



l'impiego a livello professionale. 

La potenza ottimale di un tagliasie- 
pi elettrico è attorno ai 400-500 Watt; 
potenze inferiori possono andare bene 
solo in caso di lavoro leggero, di breve 
durata e di modesta intensità. 

La lunghezza delle lame del taglia- 
siepi elettrico dipende di solito dalla 
potenza del motore: con macchine di 
300 Watt di potenza le lame non 
dovrebbero superare i 30-35 cm, con 
350 Watt possono arrivare a 40 cm, 
con 400 Watt e oltre possono essere 
adottate lame lunghe anche 60 cm. 

I tagliasiepi con motore elettrico, 
rispetto a quelli con motore a scoppio, 
hanno il vantaggio di essere più legge- 
ri, più maneggevoli e più economici; 
inoltre non inquinano, necessitano di 
minore manutenzione, hanno facilità di 
accensione e uso e sono meno rumoro- 
si. Solitamente hanno anche motori 
poco potenti e pertanto anche le vibra- 
zioni sono notevolmente ridotte. 

I tagliasiepi con motore elettrico 
hanno però 1' inconveniente di un rag- 
gio di azione limitato dalla presenza 
del cavo di alimentazione collegato 
alla rete elettrica (a meno che non si 
adotti il modello a batteria ricaricabile 
con un'autonomia di 35-40 minuti); la 
presenza del cavo può inoltre costituire 
un motivo di preoccupazione in termini 
di sicurezza. 

I tagliasiepi con motore a scoppio, 

invece, hanno lo svantaggio di essere 
meno leggeri (fino a 5-6 kg), meno 
maneggevoli e più costosi; inoltre 
emettono gas di scarico, necessitano di 
maggiore manutenzione e sono più 
rumorosi. Hanno però un raggio di 
azione più ampio perché non dipendo- 
no dal collegamento alla rete elettrica, 
e in genere hanno anche motori più 
potenti. 

Per migliorare le condizioni opera- 
tive alcuni modelli sono provvisti di un 
sistema di orientamento dei gas di sca- 
rico e dell'aria di raffreddamento del 
motore in avanti e sempre lontano dal 
corpo e dalle mani dell'operatore. In 
altri casi, per semplificare la manuten- 
zione, il coperchio che copre il filtro 
può essere rimosso senza attrezzi gra- 
zie ad una apertura a scatto. 

Alcune ditte propongono modelli 
spalleggiati (3) adatti per operare su 
terreni disagiati; la possibilità di porta- 
re il motore sulle spalle rende molto 
più comodo l'uso del tagliasiepi, che 
in questo modo deve essere spostato 
solo con la lama e l'impugnatura. 
Questo rende l'attrezzo più leggero e 
più maneggevole. Altre ditte propon- 
gono un accessorio, costituito dalla 
lama e dall'impugnatura (4), che può 
essere montato sui decespugliatori 
spalleggiati. 







1.- . --.A . 



5 



•> 
» 



VITA IN CAMPAI ,N,\ 1./: 



33 



L'ACQUISTO 

Alcuni aspetti da valutare al 
momento dell'acquisto di un tagliasie- 
pi sono il numero di tagli al secondo 
{che in questi modelli può essere di 30- 
32), il peso (solitamente intorno ai 3-4 
chilogrammi), la presenza del freno 
elettronico ad innesto rapido (consente 
un arresto delle lame entro pochi cen- 
tesimi di secondo), l'impugnatura 
regolabile (5) che permette di tagliare 
in posizione comoda, per gli interventi 
sul piano verticale, grazie anche al 
bracciolo di appoggio che alcune ditte 
propongono in aggiunta alle normali 
dotazioni. 

Altri dispositivi di sicurezza da 
valutare attentamente sono: 

- la contemporanea impugnatura a due 
mani, che limita gli incidenti perché la 
macchina funziona solo quando en- 
trambe le mani stringono le impugna- 
ture; 

- lo scudo di protezione trasparente per 
evitare qualunque contatto involontario 
con le lame; 

- la frizione meccanica di sicurezza 
che impedisce che si verifichino danni 
al motore nel taglio di rami troppo 
grossi. 

Per interventi di potatura più radica- 
li - o quando sia necessario ridare 
forma ad una siepe molto vecchia, e 
quando non c'è la possibilità di 
approvvigionarsi di energia elettrica - 
occorre utilizzare un tagliasiepi con 





motore a scoppio che è in grado di 
lavorare per molto tempo e di tagliare 
centinaia di metri quadrati di siepe 
all'anno. Il mercato mette a disposizio- 
ne diversi modelli che a seconda del 
peso, della rumorosità, della frequenza 
nella manutenzione e del costo risulta- 
no più adatti ad un uso hobbistico (in 
questi la lunghezza della lama non 
dovrebbe superare i 60 centimetri di 
lunghezza). 

Oltre che dalla lunghezza della 
lama e dalla potenza del motore, la 
scelta di un tagliasiepi deve essere fatta 
anche in funzione del tipo di lama 
montata. I tagliasiepi a due lame oscil- 
lanti garantiscono un taglio migliore 
perché lo sforzo è distribuito in egual 
misura su due taglienti (e sono minori 
anche le vibrazioni della macchina). 1 
tagliasiepi più funzionali sono inoltre 
provvisti di lame a doppia dentatura 
(6) (sia a sinistra che a destra) e questo 
fa sì che l'usura degli organi lavoranti 
sia minore perché l'azione di taglio è 
ripartita su due fronti. Anche la distan- 
za tra i denti (passo) è un aspetto 
importante (7): una distanza elevata, in 
abbinamento con motori potenti, per- 
mette il taglio di rami con diametro 
anche di 2 cm. 

La facilità degli interventi di manu- 
tenzione delle lame (che risultano 
generalmente frequenti) è un ulteriore 
aspetto da valutare in fase di acquisto. 

Recentemente alcune ditte propon- 
gono nuovi tagliasiepi dotati di un 
braccio allungabile (8) al termine del 
quale si trova un dispositivo che per- 
mette di variare l'angolazione (sul 
piano verticale) delle lame fino a valori 
prossimi a 90°, fissandola in diverse 
posizioni. Questo permette di regolare 
l'attrezzo in base al tipo di lavoro da 
effettuare, come ad esempio tagliare le 
siepi alte fino a 2.5 metri da terra senza 
bisogno di usare scale e sagomare le 
parti più basse senza doversi chinare. 



Per ulteriori informazioni riguardo 
all'acquisto e alle caratteristiche dei 
tagliasiepi vi rimandiamo alla recente 
«Guida illustrata acquisto macchine 
per il tappeto erboso e il giardino» 
(supplemento al n. 2/2000, pagine 39 e 
41 ), nella quale sono anche riportati gli 
indirizzi delle ditte produttrici. I taglia- 
siepi sono in vendita presso le rivendite 
di macchine e attrezzature per l'agri- 
coltura. 

Arnaldo Zen ti 



Puntate pubblicate: 1 -Tagliasiepi: 
come sono fatti, come orientarsi nel- 
l'acquisto (n. 6/2000). Prossima- 
mente: la sicurezza, la manutenzione. 



34 



VITA IN CAMPAGNA 6Q0Q0 



1 PICCOLI ALLEVAMENTI 



L'impegnativo allattamento artificiale 

di puledri e vitelli 

Il puledro è molto delicato e fin dalla nascita, in caso di allattamento artifìcale, va seguito con 

grande impegno e con cure adeguate. Diverso è il discorso per il vitello che oggigiorno, 

assai spesso, viene avviato all'allattamento artifìcale con latte vaccino. In entrambi i casi si 

rivela di enorme importanza la somministrazione di colostro nelle prime ore di vita 



Anche l'allattamento artifìcale di pu- 
ledri e vitelli - così come quello dei 
cuccioli di cane e gatto visto sul nume- 
ro scorso - è impegnativo in quanto ri- 
chiede cure assidue e intense, soprattut- 
to nei primissimi giorni. 

IL PULEDRO 

Solo chi ci si è dedicato personal- 
mente sa quanto sia veramente gravoso 
T allattamento artificiale del puledro 
neonato. Tale necessità consegue in ge- 
nere ad evenienze assai sfortunate 
nell'allevamento del cavallo, come la 
mancanza di latte nella fattrice (imputa- 
bile a svariate cause), il rifiuto del pule- 
dro da parte di quest'ultima o addirittu- 
ra la sua morte per incidente o per com- 
plicanze del parto. 

Innanzi tutto somministrate il co- 
lostro. Il puledrino appena nato è un es- 
serino delicato che rischia di soccombe- 
re nei primi giorni di vita a causa di nu- 
merose avversità e ciò avviene purtrop- 
po facilmente se si indebolisce per la 
mancanza del latte materno, ma soprat- 
tutto del precursore di quest'ultimo, il 
colostro. Il colostro contiene infatti un 
importantissimo corredo di anticorpi 
che forniscono la base dell'immunità 
naturale del puledro verso moltissime 
malattie, ma va assunto dal neonato en- 
tro le sue prime 12-24 ore di vita, altri- 
menti non viene più assorbito perdendo 
ogni suo effetto positivo. Inoltre, il co- 
lostro stimola l'evacuazione delle prime 
feci del puledro, pallottoline dure e scu- 
re che costituiscono il cosiddetto meco- 
nio: questa evacuazione deve avvenire 
entro le prime ore di vita, altrimenti si 
instaura un blocco intestinale gravissi- 
mo ed il puledro cessa di nutrirsi. 

Il puledro da allattare artificialmente 
fin dalla nascita dovrebbe dunque rice- 
vere innanzitutto il colostro, che si può 
recuperare mungendo direttamente la 
madre o, a seconda delle circostanze, 
un'altra fattrice che abbia appena parto- 
rito ('). 

Molto adatto è il latte in polvere 
per puledri. A questo punto tocca dav- 



vero armarsi di pazienza e di buona vo- 
lontà ed iniziare l'allattamento artificia- 
le per tentare di salvare il puledrino, la 
cui vita è sempre indiscutibilmente pre- 
ziosa. Il sostituto più adatto del latte ma- 
terno è il latte in polvere per puledri (ad 
esempio: Nanut della Acme. Equilat 
della Sivam), che si può ordinare in far- 
macia o presso i rivenditori di alimenti 
ed articoli zootecnici. E abbastanza co- 
stoso, ma indubbiamente è il più adatto 
per composizione a sostituire quello 
materno ( ). Si prepara diluendolo in ac- 



qua calda (a 37-38° C) nelle proporzio- 
ni indicate sulla confezione. 

Quando si impiega il latte in polvere 
è consigliabile prepararlo fresco volta 
per volta, o al massimo diluire la quan- 
tità prevista per la giornata, conservan- 
do le razioni in frigorifero e riscaldan- 
dole al momento. 

Quante poppate e quanto latte nel 
corso della giornata? Durante le prime 

due settimane di vita il puledro va fatto 
poppare ogni due ore, giorno e notte, 




// puledro orfano o respìnto rischiti di soccombere nei primi giorni di vita a causa 
di numerose avversità. Anche per questa ragione mungere una cavalla per ottene- 
re un pò ' di colostro da somministrare al neonato è assai importante (a destra) 





® 



© 



Preparazione del latte per la poppata: A- Fate bollire V acqua e lasciatela raf- 
freddare fino a 38° C circa. li-Versateci il numero di cucchiai (o misurini) dì lai- 
te in polvere occorrente (quantità segnalata in etichetta). C-Mescolate bene per 
sciogliere tutti i grumi 



VITA IN CAMPAI iN A W20IX) 



37 





Per la poppata de/puledro tenete conto che, se questi succhia con il collo teso e 
la testa rivolta verso l'alto, il latte può facilmente andargli di traverso. Cercate 
invece di offrire il poppatoio facendolo succhiare in una posizione più naturale 



iniziando con un litro circa per volta e 
aumentando gradatamente la quantità 
assecondando le crescenti richieste del 
puledro. 

Nel corso della terza settimana si po- 
tranno sospendere le poppate notturne, 
ma l'ultima andrà somministrata verso 
la mezzanotte per ricominciare alte 
6.30-7 del mattino successivo. 

Alla quarta settimana le poppate po- 
tranno essere distanziate di tre ore, dal- 
la sesta in poi di quattro. 

Alla fine del secondo mese il puledro 
può già iniziare a masticare un poco di 
buon fieno e al terzo mese si potrà co- 
minciare a somministrargli piccole 
quantità di fioccato e/o pellettato, prefe- 
ribilmente del tipo per puledri. 

Già dai primi tempi al piccolo andrà 
offerta anche acqua di bevanda tramite 
un secchio più volte al giorno. 

Lo svezzamento vero e proprio si 
può effettuare a partire dal quarto mese, 
riducendo gradatamente le poppate a 
due-tre al giorno, poi a una, fino a so- 
spenderle del tutto dopo il quinto mese, 
sempre che il puledro si nutra autono- 
mamente a sufficienza con il fieno ed il 
mangime. 

Per somministrare il latte al pule- 
drino si impiegano biberon o secchi. I 

primi, che possono consistere semplice- 
mente di una bottiglia munita di una tet- 
tarella del tipo usalo per i vitelli, non so- 
no molto facili da far accettare subito ed 
alcuni puledri li rifiutano completamen- 
te. Bisogna armarsi di molta pazienza, 
bagnando ripetutamente la tettarella con 
il latte per indurre il piccolo a lambirla e 
a introdurla spontaneamente in bocca, 
ma se questi non vuole proprio saperne 
di succhiare conviene passare diretta- 



mente al secchio. Se invece il biberon 
funziona, fate attenzione a come lo te- 
nete: non bisogna estendere completa- 
mente testa e collo del puledro o si ri- 
schia di. farlo soffocare perché il latte 
può defluire direttamente nella trachea; 
fate in modo invece che la posizione del- 
la testa durante la poppata sia il più pos- 
sibile naturale. 

Abituare il puledro a lambire il latte 
dal secchio è abbastanza semplice: la 
prima volta ci si bagna un dito nel latte 
e si introduce dolcemente fra le labbra 
del puledro. Quando questi mostra di 
gradire e cerca di lambire attivamente il 
latte dalle dita si ripete l'operazione av- 
vicinando gradualmente la mano alla 




Per indurre il puledro a bere nel sec- 
chio bisogna invogliarlo facendogli 
succhiare un dito intinto nel latte; 
quando il piccolo lo ricercherà atti- 
vamente, avvicinerete poco per volta 
la mano alla superfìcie del latte fino a 
farglielo sfiorare con le labbra 



superficie del latte nel secchio e, quan- 
do il puledro arriverà a intingervi le lab- 
bra, inizierà automaticamente ad assu- 
mere da solo il prezioso alimento. 

Altri consigli. Le avvertenze che vo- 
glio di nuovo sottolineare sono quelle di 
somministrare sempre latte caldo (37- 
38° C), ovviamente in contenitori ben 
puliti, e di controllare che il puledrino 
urini e si scarichi più volte al giorno, al- 
trimenti è necessario interpellare senza 
indugio il veterinario. 

Sovente le feci dei puledri allattati 
artificialmente sono malfatte, ma se as- 
sumono un aspetto decisamente diarroi- 
co c'è qualcosa che non va; probabil- 
mente occorre cambiare il tipo di latte 
oppure si tratta di un'infezione intesti- 
nale che richiede il tempestivo interven- 
to del veterinario per un'adatta cura an- 
tibiotica. 

Non meno importante del far soprav- 
vivere il puledro è riuscire anche a non 
farne un povero disadattalo: il contatto 
con i propri simili fin dai primi giorni è 
essenziale perché si formi la sua identità 
equina e perché impari i segnali e i mo- 
di di comunicare della sua specie, altri- 
menti crescerà come un animale uma- 
nizzato incapace di stare con i propri si- 
mili e. a volte, pericoloso anche per 
l'uomo perché, considerandolo suo pa- 
ri, non lo rispetterà fisicamente nella 
giusta misura. 

Nei primi tempi però il contatto di- 
retto con gli altri cavalli, in scuderia o 
al pascolo, è da evitare perché il pule- 
dro avvicinandosi con imprudenza ri- 
medierebbe certamente morsi e calci. È 
sufficiente il contatto acustico e visivo, 
poi più avanti si procederà alla gradua- 
le socializzazione diretta, possibilmen- 
te con soggetti molto tranquilli, maga- 
ri altri puledri già svezzati ma ancora in 
tenera età. 

IL VITELLO 

Oggigiorno quasi tutti i vitelli vengo- 
no allontantati dalla madre sin dalla na- 
scita e di conseguenza sono allevati arti- 
ficialmente con latte vaccino naturale o 
con latti in polvere, che si ricostituisco- 
no con acqua calda e si portano alla tem- 
peratura di 36" C circa prima della som- 
ministrazione (le dosi e le modalità di 
preparazione sono sempre indicate in 
etichetta). 

Innanzi tutto somministrate il co- 
lostro. Come per gli altri mammiferi, il 
primo latte prodotto dalla bovina dopo il 
parto sì chiama colostro e differisce no- 
tevolmente come composizione dal lat- 
te vero e proprio che verrà secreto in se- 
guito (indicativamente, dal 5°-6° giorno 
in poi). La sua caratteristica più saliente 
è l'alto contenuto di gammaglobuline, 



38 



VITA IN CAMPAGNA ftCOOO 



OMASO 



ESOFAGO 




DOCCIA ESOFAGEA 
(APERTA) 



RETICOLO 



ABOMASO 



Apparato digerente dei vitello (escluso intestino): l'esofago è munito di un di- 
spositivo fisiologico (la doccia esofagea) che chiude la sua porzione comunican- 
te con i p re stomaci (rumine, reticolo e omaso) durante il passaggio dei liquidi 



vale a dire di anticorpi che, assunti dal 
vitello, lo possono proteggere da nume- 
rose malattie. Il colostro, come si è det- 
to, è secreto tino al 5°-6° giorno dal par- 
to e andrebbe munto e somministrato al 
vitello a partire da un litro circa il primo 
giorno di vita (in commercio esiste co- 
munque anche il colostro artificiale, se 
necessario). 

Quante poppate e quanto latte nel 
corso della giornata? Giornalmente la 
quantità di colostro (e poi di latte) da 
somministrare aumenta poi di un litro al 
giorno fino a raggiungere i 7-8 litri nel 
corso della seconda settimana, mentre 
di pari passo diminuisce il numero delle 
poppate (da 5-6 a 3-4). 

Tale schema si riferisce al sistema 
che prevede uno svezzamento precoce, 
secondo il quale al termine della secon- 
da settimana è prevista l'introduzione di 
ottimo fieno, che dovrà essere a libera 
disposizione del vitello affinché inizi 
gradualmente ad assumerlo e a digerir- 
lo. Al termine della terza settimana il vi- 
tello inizia a ricevere anche piccole do- 



si di miscela di concentrati per lo svez- 
zamento, che dovrebbe possedere un 
buon tenore proteico (almeno 21-22%) 
e pur sempre una quota di latte in polve- 
re (5-8%). Dapprima la miscela concen- 
trata verrà consumata in maniera molto 
limitata (200-300 grammi al dì) ma a 
partire dalla quinta settimana aumenterà 
sensibilmente fino a raggiungere i 2 kg 
circa all'ottava. Di pari passo si provve- 
derà a diminuire la razione di latte (a 
partire dalla quarta settimana) togliendo 
gradatamente un litro circa ogni setti- 
mana. Fra il terzo e il quarto mese il vi- 
tello è completamente svezzato. 

Altri consigli. Il passaggio dall'ali- 
mentazione lattea a quella solida in que- 
sta specie è abbastanza complesso per la 
particolare conformazione fisiologica 
dell'apparalo digerente, nel quale sono 
presenti i prestomaci (rumine, reticolo, 
omaso). Tali strutture si sono evolute per 
digerire i foraggi e abbisognano di una 
particolare flora microbica che alla na- 
scita non è presente, ma si crea gradual- 
mente nel corso delle prime settimane di 





.,,;: 



' 



// vitello può assumere il latte mediante tettarelle galleggianti nel secchio (A) o 
fissate alla sbarre del box e munite di una cannula di aspirazione che pesca nel 
contenitore del latte (B) 



vita. Inoltre, al momento della nascita i 
prestomaci non sono definitivamente 
sviluppati neppure dal punto di vista 
anatomico, sia per quanto riguarda le di- 
mensioni e le proporzioni reciproche 
che la conformazione strutturale della 
loro mucosa interna, nonché per quanto 
concerne la loro capacità di contrarsi. 

Un particolare riflesso nervoso, che 
abbisogna anch'esso di tempo per rag- 
giungere la piena efficienza, è quello 
della chiusura della doccia esofagea: 
quest'ultima è in pratica la parte termi- 
nale dell'esofago che, aperto in senso 
longitudinale verso il basso in corri- 
spondenza dei prestomaci (reticolo in 
particolare), si chiude in pochi secondi 
quando sono in arrivo dei liquidi dalla 
cavità orale, così da veicolarli diretta- 
mente nell'abomaso (senza che cadano 
nei prestomaci dove fermentano senza 
essere digeriti). 

Tale fenomeno è assai importante 
perché condiziona la tecnica di sommi- 
nistrazione di latte al vitello: se lo si fa 
bere direttamente da un secchio questi 
ìnghiotte grossi sorsi troppo rapida- 
mente perché si possa chiudere la doc- 
cia esofagea e il latte cade nei presto- 
maci immaturi ove forma grossi coagu- 
li indigeribili. Per evitare ciò si usa nu- 
trire il vitello attraverso tettarelle di 
gomma che si pongono a galleggiare 
sulla superficie del secchio di latte, co- 
sì che l'assunzione del medesimo av- 
venga a piccoli sorsi. Nei box per vitel- 
li la tettarella è fissata fra le sbarre e da 
essa parte un tubo esterno che va a pe- 
scare nel contenitore del latte. E ovvia 
la raccomandazione di provvedere a 
ogni poppata alla scrupolosa e comple- 
ta pulizia di tutte le attrezzature impie- 
gate. 

Daniela Perniceni 

(') La soluzione migliore quando ci si ritro- 
va con un puledro orfano o rifiutato sarebbe 
quella di affidarlo ad una balia, vale a dire 
una cavalla che abbia appena perso il pro- 
prio nato; ma, a parte l'estrema improbabi- 
lità che si verifichi in contemporanea una ta- 
le combinazione di eventi, le possibilità che 
una cavalla accetti un puledro non suo sono 
anch'esse minime. 

( 2 ) In casi di emergenza si può somministra- 
re latte vaccino (diluito iti acqua in propor- 
zione di 1 a 3) o latte di capra, ma si tratta di 
sostituti molto meno adatti e digeribili: il lat- 
te di capra, pur essendo nutriente, sovente 
provoca stitichezza alla quale bisogna rime- 
diare con la somministrazione di olio di va- 
sellina o con frequenti clisteri. 



Puntate pubblicate: 1 -L'allattamento 
artificiale dei cuccioli di cane e di gatto 
(n. 5/2000). 2-L'allattamento artificiale 
di puledri e vitelli (n. 6/2000). Pros- 
simamente: l'allattamento artificiale di 
agnelli e capretti. 



VITA IN CAMPAGNA «2IIU0 



39 



La disponibilità d'acqua in ogni stagione 
è fondamentale per la vita degli animali 

La disponibilità costante di acqua pulita e alla giusta temperatura che si fa particolarmente sentire in 

questi mesi caldi - è fondamentale in tutte le stagioni per tutte le specie animali sia da reddito che da 

compagnia. Naturalmente, per la somministrazione dell'acqua, sono indispensabili abbeveratoi studiati 

appositamente per le singole specie (che consentono oltretutto di semplificare l'allevamento). 

Vi forniamo qui alcuni consigli sia riguardo alla scelta dell'abbeveratoio che al suo corretto utilizzo 



Per gli animali in allevamento l'ac- 
qua può essere considerata il principale 
degli «alimenti». Basta infatti che venga 
a mancare, anche per un breve periodo. 
e subito si riscontrano i primi danni: di- 
minuzione dell'assunzione di cibo, in- 
terruzione delle produzioni, cannibali- 
smo (nel caso delle femmine di coniglio 
si verifica dopo il parto), morte. 

In estate, ma anche nelle altre stagio- 
ni, l'acqua da bere deve essere pulita e 
fresca (la sua temperatura ideale si ag- 
gira attorno ai 10- 15° C) e mai tiepida, in 
quanto ciò determina una diminuzione 
delie sue proprietà dissetanti, o eccessi- 
vamente fredda, perché può determina- 
re, per esempio nel caso delle galline, un 
abbassamento della temperatura corpo- 
rea con minor produzione di uova. 

D'estate, per esempio, l'eccessivo ri- 
scaldamento dell'acqua di bevanda si 
può evitare collocando gli abbeveratoi 
all'ombra. Qualche problema può insor- 
gere con le vasche e i contenitori 
all'aperto, dove l'acqua ferma si popola 
di alghe o di larve di insetti, o per i con- 
tenitori d'acqua che si trovano sotto un 
albero, perché si possono riempire di ra- 
metti e di foglie. A tutti questi problemi 
si pone rimedio facilmente effettuando 
frequenti operazioni di pulizia e di ri- 
cambio dell'acqua. 

Di seguito e nei riquadri illustrati vi 
forniamo alcuni consìgli affinché pos- 
siate offrire con metodo, in tutte le sta- 
gioni, l'acqua agli animali allevati. 

Avicoli 

L'esigenza che l'acqua di abbeverata 
sia pulita e sempre disponibile è parti- 
colarmente sentita per gli avicoli (ana- 
tre, oche, galline, tacchini, ecc.) che, a 
differenza di altri animali, sono soliti 
berne ripetutamente piccoli quantitativi. 
Un'insufficiente disponibilità di acqua 
comporta una diminuzione dell'effi- 
cienza degli animali, con una riduzione 
dell'accrescimento e della deposizione 
delle uova. 

Esigenze giornaliere dì acqua: in ge- 
nere un pollo necessita di una quantità di 
acqua doppia rispetto alla quantità di 
mangime secco ingerito. Una gallina, 
per esempio, ha bisogno di circa 200- 
250 grammi di acqua al giorno. 



Gli abbeveratoi consigliati per gli avicoli 




Gli abbeveratoi più semplici sono quelli a secchio 
con una capienza di circa 10 litri. Possono essere 
trasportati a mano e possono essere utilizzati per 
qualsiasi tipo di avicolo (pollo, anatra, faraona, 
ecc.). Il loro uso è consigliato per allevamenti fami- 
gliari con un numero medio di 20-30 capi. 
Costo indicativo: 10.000-15.000 lire. 

Molto diffusi sono gli abbeveratoi a sifone a riempi- 
mento manuale disponibili in plastica e in lamiera 
zincata; la loro capacità varia da I a 5 litri ma la lo- 
ro caratteristica principale è l'ampiezza del piatto la 
cui dimensione può essere commisurata in modo ot- 
timale al numero di capì per un equilibrato approv- 
i <ig ì ona n lento d 'acqua . 

Costo indicativo: dalle 3.000 alle 8.000 lire in base 
alla capienza. 

Per l'allacciamento diretto alla rete idrica sono poi 
disponibili abbeveratoi lineari a goccia. Realizzati 
in materiale zincato, sono in genere regolabili in al- 
tezza (comunque questa non deve superare l'altezza 
del petto dell'animale cui sono destinati). La loro 
lunghezza varia da lai metri. 
Costo indicativo: una barra di circa 2 metri con 3-4 
abbeveratoi costa attorno alle 20.000 lire. 

Gli abbeveratoi automatici a tazza consentono di re- 
golare il livello dell'acqua nella vaschetta e posso- 
no essere utilizzati sìa per l'allevamento al chiuso 
che all'aperto e anche in gabbia. 
Costo indicativo: una barra di circa 2 metri con 3-4 
abbeveratoi costa attorno alle 25.000-30.000 lire. 



Conigli 



Per questi animali bisogna prestare 
attenzione alla temperatura dell'acqua 
di bevanda che non deve essere troppo 
fredda in quanto può provocare delle en- 
teriti (infiammazioni dell'intestino). 
Inoltre è necessario controllare giornal- 
mente il funzionamento degli abbevera- 
toi in quanto una sospensione della som- 
ministrazione d'acqua determina una 
rapida diminuzione del consumo di ali- 
menti. 

Esigenze giornaliere di acqua: le 
femmine con nidiata consumano circa 
3,5-4 litri di acqua al giorno. Conigli in 
allevamento e femmine gravide, invece, 
hanno un consumo medio di mezzo litro 



di acqua per capo al giorno. Questo 
quantitativo naturalmente può essere in- 
fluenzato dal tipo di alimentazione som- 
ministrala. 1 foraggi freschi, che conten- 
gono dall'80 al 90% d'acqua, fanno si- 
curamente diminuire il consumo di ac- 
qua di bevanda rispetto ad alimenti sec- 
chi o mangimi che invece contengono il 
12-15% d'acqua. 

Suini 

L'acqua è un elemento molto impor- 
tante per l'alimentazione dei maiali. Per 
la sua distribuzione si impiegano nor- 
malmente degli speciali abbeveratoi au- 
tomatici (vedi riquadro alla pagina suc- 
cessiva). Ogni porcilaia deve disporre di 



VITA IN CAMI'AUNA h/:<inn 



41 



Gli abbeveratoi consigliati per i conigli 




Gli abbeveratoi a livella costante hanno lo svantag- 
gio di essere frequentemente insudiciati con residui 
di alimentazione o deiezioni. Questo, almeno in par- 
te, si può evitare dislocando gli abbeveratoi in modo 
tale che i conigli bevano in posizione eretta. Gli ab- 
beveratoi a livello costante devono inoltre essere fa- 
cili da smontare e pulire. Ne occorre uno ogni 15-20 
capi. 
Costo indicativo: 10.000-12.000 lire. 

Gii abbeveratoi a goccia consentono una maggiore 
igiene e pulizia dell'acqua. Sì devono collocare in 
posizione aita per evitare che gli animali, appog- 
giandosi incautamente, li mettano in funzione, li 
controllo del loro funzionamento deve essere gior- 
naliero in quanto una sospensione delia sommini- 
strazione dell'acqua determina una rapida diminu- 
zione del consumo dì alimenti. Il numero degli abbe- 
y veratoi da utilizzare è di uno ogni 15-20 capi. 
Costo indicativo: 3.000-4.000 lire. 



Gli abbeveratoi consigliati per i suini 




Gli abbeveratoi con bottone a pressione vengono 
fatti funzionare dal maiale che preme con il muso la 
valvola a pressione facendo defluire l'acqua nel re- 
cipiente sottostante (nella foto è visibile solo il bot- 
tone). 
Costo indicativo: circa. 10.000 lire. 

Gli abbeveratoi a tettarella sono azionati dal maia- 
le che spingendo o mordendo una valvola fa fuoriu- 
scire l'acqua che gli arriva direttamente in bocca. 
L'altezza ideale è quella che porta l'animale ad al- 
lungare il collo per raggiungere il dispositivo. 
Costo indicativo: circa 10.000 lire. 

i 

Gli abbeveratoi a sifone vengono utilizz.ati in gene- 
re per i suinetti e sono costituiti da un recipiente po- 
sto a terra dove l'acqua arriva da un serbatoio tra- 
mite un sistema a livello costante. La bevanda è 
quindi a temperatura ambiente e può essere integra- 
ta, a seconda dei fabbisogni, con soluzioni zucche- 
rine o medicamentose o con latte artificiale. 
Costo indicativo: 20.000-25.000 lire' 



un abbeveratoio collocato alla giusta al- 
tezza, a una distanza di almeno 20 cm 
dagli angoli per consentire il più facile 
accesso agli animali. 

Esigenze giornaliere di acqua: il fab- 
bisogno quotidiano si aggira intorno al 
1 0% del peso del maiale. 

Capre e pecore 

Le capre e le pecore hanno un eleva- 
to bisogno di acqua, che dovrà essere 
fornita loro, in precisi momenti del gior- 
no, fresca, pulita ed abbondante. Per la 
produzione del latte esse utilizzano una 
grandissima quantità di acqua (ricordia- 
mo che il latte per circa il 90% è costi- 
tuito proprio da acqua), ma anche quelle 



da carne durante la lattazione forniscono 
il latte ai loro piccoli. In sintesi, quindi, ì 
periodi di maggior fabbisogno sono la 
lattazione e Testate. Il bisogno di bere è 
maggiore quando gli animali vengono 
alimentati con cibi essiccati (fieno, man- 
gimi concentrati). Il bisogno di acqua 
aumenta anche durante la gravidanza, 
quando la madre deve produrre tutti i li- 
quidi fetali e garantire apporto idrico e 
ricambio anche ai piccoli. 

Il sistema di somministrazione più 
semplice e meno costoso consiste nel 
mettere a disposizione degli animali 
delle vasche grandi (vanno benissimo i 
contenitori che si usano per la vendem- 
mia) da riempire più volte al giorno. In 
questo caso per evitare sprechi e per for- 



nire acqua pulita dovrete fare nel modo 
seguente. Al mattino prima della mun- 
gitura lavate bene le vasche, che proba- 
bilmente non sono state usate per tutta la 
notte. Mettete durante la mungitura ac- 
qua pulita in modo tale che gli animali 
se la ritrovino subito dopo, avendo ap- 
pena mangiato il mangime (meglio an- 
cora se prima della mungitura avrete di- 
stribuito del fieno). Continuate a riem- 
pire le vasche finché siete certi che tutti 
gli animali abbiano bevuto. Special- 
mente nelle capre l'ordine con cui si av- 
vicinano alla vasca è gerarchico, quindi 
le più sottomesse bevono per ultime. 
Ancora per le capre, la vasca appoggia- 
ta a terra è un elemento di svago e di gio- 
co: quando non bevono, quindi, lasciata 
a loro disposizione, verrà ben presto 
sporcata o ribaltata. Anche dopo il pa- 
scolo gli animali hanno bisogno di bere, 
quindi ripeterete l'operazione come al 
mattino e di nuovo alla mungitura della 
sera. 

Quando gli animali cominciano ad 
essere più numerosi, l'esigenza di auto- 
matizzare alcune operazioni diventa 
sempre maggiore. Ecco quindi che si 
possono installare uno o più abbeveratoi 
a livello costante. Per fare questo occor- 
re avere un impianto idraulico da cui far 
partire una tubazione che raggiunga il 
posto in cui si vuole installare l'abbeve- 
ratoio. La tubazione e l'attacco devono 
essere sicuri, in modo che non possano 
essere staccati o rotti inavvertitamente 
dagli animali (specialmente dalle capre 
con le corna). E bene inoltre collocare 
l'abbeveratoio in una zona facilmente 
accessibile agli animali subito dopo la 
mungitura. Se ad esempio avete la sala 
di mungitura, l'abbeveratoio sarà nella 
parte in cui le capre escono dalla sala. Il 
principio di funzionamento di questi ab- 
beveratoi è sempre lo stesso: man mano 
che l'acqua viene consumata c'è un 
rifornimento automatico che si ferma 
grazie ad un galleggiante quando l'ac- 
qua ha raggiunto il livello stabilito. 

Esigenze giornaliere di acqua: sono 
molto variabili in base alla stagione, al 
momento fisiologico e al tipo di alimen- 
tazione. Per esempio, una capra di gran- 
de mole in piena produzione, alimenta- 
ta durante l'estate con grosse quantità di 
mangimi concentrati, arriva a bere an- 
che 20 litri di acqua la giorno; le pecore 
in generale hanno bisogno di quantità 
minori di acqua rispetto alle capre. 

Cavalli 

Per fornire l'acqua di abbeverata si 
possono impiegare diversi sistemi, con- 
siderando fondamentalmente due cate- 
gorie di recipienti: quelli di grandi di- 
mensioni, più adatti per l'esterno (come 
vasche e bidoni), e gli abbeveratoi di ca- 
pienza più ridotta da collocare nei rico- 



42 



VITA IN CAMPAGNA 6/2O0O 



veri. Le vasche da esterno possono es- 
sere di vario genere, da quelle in pietra 
largamente in uso nei tempi passati (so- 
vente dei veri capolavori artigianali) a 
quelle realizzate con materiali più mo- 
derni, quindi sostanzialmente in ce- 
mento o in plastica. Non è raro poi ve- 
dere nei pascoli, adattate a fungere da 



abbeveratoi, vecchie vasche da bagno 
in ghisa o ferro smaltato, come pure bi- 
doni e fusti vari in plastica o in metallo. 
Come funzionalità tutti questi conteni- 
tori sono abbastanza equivalenti e la 
scelta dell'uno o dell'altro può essere 
dettata, considerazioni estetiche a par- 
te, dalla disponibilità in loco di tali ele- 



Gli abbeveratoi consigliati per le capre e le pecore 




Gli abbeveratoi a livello costante sono i più facili da 
installare e i più diffusi. Devono essere collocati in 
modo da limitare la possibilità che gli animali spor- 
chino l'acqua. Normalmente i supporti murati per- 
mettono di alzare o abbassare l'abbeveratoio con la 
crescita della lettiera. 
Costo indicativo: 50-60,000 lire (per 20 animali). 

L'abbeveratoio a tazza è adatto soprattutto per ani- 
mali allevati in box singolo. La valvola si chiude in- 
terrompendo il flusso d'acqua quando l'animale, 
terminata la sua bevuta, solleva il muso rilasciando 
la pressione sulla leva interna. Si veda anche quan- 
to detto a pag. 44 per l 'analogo abbeveratoio consi- 
gliato per i cavalli. 
Costo indicativo: 70.000 lire in su (per 20 animali). 



Gli abbeveratoi consigliati per i cavalli all'aperto 




A sinistra: vasca per l 'abbeverata dei cavalli in pietra, largamente in uso nei tem- 
pi passati. A destra: nei recinti esterni le vasche per l'abbeverata, si collocano in 
genere a ridosso della recinzione, per effettuarne più agevolmente il riempimento 




A sinistra: bidone di plastica per l'abbeverata dei cavalli in un pascolo recinta- 
to. A destra: vasca in cemento con meccanismo a galleggiante che ne regola il 
riempimento 



menti. Assicuratevi sempre comunque 
che i suddetti contenitori, oltre ad esse- 
re perfettamente puliti, non abbiamo 
spigoli e bordi taglienti, pericolosi per 
l'incolumità degli animali. Nei recinti 
esterni le vasche per l'abbeverata si col- 
locano in genere a ridosso della recin- 
zione, per effettuarne più agevolmente 
il riempimento; nel caso dei' bidoni è 
consigliabile interrare parzialmente la 
loro base per aumentarne la stabilità. 
Un altro utile consiglio è quello di col- 
locare l'abbeveratoio possibilmente in 
un'area ombreggiata, così da mantene- 
re l'acqua il più possibile fresca duran- 
te l'estate: una tettoia può essere un'ot- 
tima soluzione, come pure l'ombreg- 
giatura naturale dì un albero, anche se 
in quest'ultimo caso bisognerà provve- 
dere sovente (in particolare a fine esta- 
te ed in autunno) a ripulire l'acqua dal- 
le foglie cadute. 

Il rifornimento idrico degli abbeve- 
ratoi esterni si esegue in genere ma- 
nualmente, per lo più mediante tubi di 
gomma da irrigazione, ma ove è possi- 
bile installare una vasca nei pressi di 
una conduttura conviene senz'altro ef- 
fettuare il collegamento, magari con un 
dispositivo a galleggiante che ne regoli 
il riempimento automatico (nelle va- 
sche in cemento sovente è predisposto 
questo tipo di meccanismo). Comunque 
venga realizzato l'apporto di acqua, è 
necessario controllare quotidianamente 
ogni contenitore, per sincerarsi non so- 
lo del livello dell'acqua, ma anche del- 
lo stato di pulizia della stessa. 
Periodicamente svuotate completamen- 
te le vasche esterne per l'abbeverata e 
ripulitele raschiandone bene fondo e 
pareti con una spazzola per asportare 
fanghiglia e incrostazioni di alghe, 
muffe e calcare. È meglio non fare uso 
di detergenti e disinfettanti scnon si è 
sicuri poi di poter effettuare un accura- 
to e perfetto risciacquo. Infine, nei pe- 
riodi più freddi i controlli quotidiani 
avranno anche lo scopo di rompere 
l'eventuale crosta di ghiaccio formatasi 
in superficie onde permettere agli ani- 
mali di dissetarsi. 

Per quanto riguarda l'abbeverata dei 
cavalli nei ricoveri chiusi, si ricorre al 
rifornimento d'acqua manuale con sec- 
chi (come minimo due volte al giorno) 
oppure ai diffusissimi abbeveratoi a taz- 
za collegati alla rete idrica, senz'altro 
più comodi per i cavalli e, ovviamente, 
anche per il personale che li accudisce. 
Questi abbeveratoi abbisognano di 
un'attenta e regolare pulizia, poiché 
avanzi di cibo e alghe vi si accumulano 
in fretta arrivando persino a bloccare la 
valvola d'erogazione dell'acqua. 

Esigenze giornaliere di acqua: il fab- 
bisogno di acqua degli equini è di diver- 
si litri al giorno (da 10 a 30 in base 
all'età e alla mole del soggetto). 



VITA IN CAMPAGNA 6/2(100 



43 




Gli abbeveratoi consigliati per i cavalli al chiuso 

Con gli abbeveratoi a tazza il cavallo può dissetar- 
si ogni volta che lo desidera nell'arco delle ventì- 
quattr'ore semplicemente premendo con il muso 
sulla leva a paletta che sporge all'interno dell'ab- 
beveratoio; così facendo determina l'apertura di 
una valvola che fa defluire l'acqua all'interno del- 
la bacinella. La valvola si chiude interrompendo il 
flusso quando il cavallo, terminata la sua bevuta, 
solleva il muso rilasciando la pressione sulla leva. 
Neil' installare un impianto dì questo genere, se le 
bacinelle sono più d'una consiglio di interporre fra 
ciascuna di esse e la conduttura comune un rubinetto, per poterle isolare sin- 
golarmente in caso di guasto senza dover privare gli altri abbeveratoi del rifor- 
nimento d'acqua. 
Costo indicativo: dalle 70.000 lire in su. 



Abbeveratoi costituiti semplicemente da un conteni- 
tore di cemento dai bordi arrotondati, murato in un 
angolo del box. Tali abbeveratoi vanno riempiti ma- 
nualmente e ripuliti molto spesso per asportare gli 
avanzi di cibo caduti dalle labbra dei cavalli che vi 
si depositano quotidianamente. 
Costo indicativo: trattandosi di lavoro artigianale il 
costo varia in base a quello della manodopera 




Cani e gatti 




Gli abbeveratoi consigliati per i cani e i gatti 

Tralasciando l'estetica, che rientra ovvia- 
mente nell'ambito dei gusti personali, va 
considerata in primo luogo la praticità dei 
recipienti citati; sicuramente le ciotole di 
plastica, oltre ad essere le più economiche, 
sono quelle che si usano con maggior disin- 
voltura. Sono facili da pulire, leggere (como- 
dissime quindi in viaggio), infrangibili e 
quasi sempre conformate in modo da. non po- 
ter essere rovesciate facilmente. Molte hanno dei piedini in gomma antiscivola- 
mento e, nei modelli più grandi, anche manici o manopole laterali per essere tra- 
sportate con minor fatica. Sono abbastanza durevoli anche se, quando vengono 
collocate stabilmente all'aperto, il gelo invernale ed il solleone estivo ne accor- 
ciano sensìbilmente la durata. Anche ì cani cuccioli o quelli con il vizio invete- 
rato di mordicchiare gli oggetti possono metterle fuori uso in breve tempo; in 
questi casi è meglio orientarsi su modelli in acciaio inox, più costosi ma senza 
dubbio pressoché indistruttìbili e inalterabili nel tempo. Le ciotole di acciaio 
inossidabile sono ottime dal punto di vista igienico perché con la loro superficie 
inalterabile è sempre possibile pulirle perfettamente. Le ciotole in ceramica, in- 
fine, sono belle, facili da pulire e relativamente economiche, ma sono ovviamente 
abbastanza fragili. 

Costo indicativo: il costo di una ciotola in plastica varia indicativamente dalle 
1.500 alle 30.000 lire a seconda soprattutto della misura; il costo di una cioto- 
la à 'acciaio va delle 5. 000 alle 40. 000 lire a seconda della misura ma anche del- 
la qualità della materia prima. 

Gli abbeveratoi con riserva d'acqua consentono 
di lasciare il cane solo a casa durante brevi va- 
canze (2-3 giorni). Sono semplicemente struttu- 
rati come fusti di varia grandezza che rilasciano 
l'acqua per caduta entro una ciotola, simili in 
grande ai beverini per gli uccelli. Esistono co- 
munque anche dei modelli dotati di meccanismo 
a galleggiante che mantiene costante il livello 
dell'acqua disponibile per il cane. 
Costo indicativo: dalle 25.000 lire in su. 




Cani. Questi animali consumano una 
quantità abbastanza rilevante d'acqua, 
soprattutto d'estate o quando vengono 
nutriti con una dieta a base di alimenti 
secchi (crocchette). Per fornirgliela bi- 
sogna orientarsi sulle classiche ciotole 
di plastica, ceramica o acciaio inossida- 
bile che al giorno d'oggi è possibile re- 
perire ovunque siano venduti articoli 
per animali. 

Gli abbeveratoi con riserva d'acqua 
si possono collocare indifferentemente 
sia ali 'interno che all'esterno della casa; 
tenete però sempre presente l'eventua- 
lità che l'acqua geli durante i periodi più 
freddi e non affidatevi quindi unicamen- 
te a questi abbeveratoi se dovete assen- 
tarvi per più giorni durante l'inverno. 

Gatti. I gatti generalmente non bevono 
grandi quantità d'acqua, anzi alcuni 
sembra bevano poco o nulla (in partico- 
lare se la dieta è a base di alimenti umi- 
di). L'acqua di bevanda è però certa- 
mente indispensabile e va fornita fresca 
e pulita tutti i giorni per tutto il corso 
dell'anno. 

Il gatto si disseta utilizzando ciololi- 
ne di media capienza (200-250 mi circa) 
che collocherete preferibilmente vicino 
a quelle del cibo e, se all'aperto, in aree 
ombreggiate per mantenere il più possi- 
bile fresca l'acqua. D'inverno è facile 
che sì ponga il problema opposto ed è 
importante quindi accertarsi ogni matti- 
na che l'acqua destinata ai gatti che vi- 
vono all'aperto non sia gelata ed in tal 
caso provvedere senza indugio alla sua 
sostituzione. La gamma delle ciotole di- 
sponibili per il gatto è sovrapponibile a 
quella illustrata a proposito del cane; a 
differenza di quest'ultimo tuttavia il gat- 
to, anche se cucciolo, difficilmente ro- 
vescia o demolisce ciotole e scodelline. 
Di conseguenza ci si può orientare tran- 
quillamente anche su quelle un po' più 
delicate scegliendole in base al proprio 
gusto ed al prezzo dell'articolo. 

Anche per il gatto esistono in com- 
mercio abbeveratoi automatici a sifone 
per il cui utilizzo rimando a quanto det- 
to in proposito per il cane. 

Esigenze giornaliere di acqua: le 
quantità variano sensibilmente a secon- 
da della mole dell'animale e del tipo di 
alimentazione e vanno da 150-200 mi di 
acqua fino a 3-4 litri o più, 

Maurizio Ardititi (avicoli, amigli, maiali) 
Delia SolaZW (capre, pecore) 

Daniela Perniceni (cavalli, cani, gatti) 

Gli abbeveratoi qui illustrati sono in vendita 
presso i consorzi agrari e le rivendite di pro- 
dotti per la zootecnia e l'agricoltura; quelli 
per cani e gatti sono in vendita anche, presso 
i negozi specializzati in prodotti per animali 
da compagnia. 



44 



VITA IN CAMPAGNA fi/2U(X) 



L'AGRICOLTURA BIOLOGICA - L'AMBIENTE 



Dai semi dell'albero del neem estratti 
efficaci contro gli insetti parassiti delle piante 

I semi del neem sono delle mandorle, racchiuse in una bacca secca, con un'altissima percentuale oleosa 

(40-60%). L'olio si estrae facilmente e risulta composto da diverse sostanze di origine chimica complessa 

tra le quali V azadiractina ha un'efficace azione su molti insetti parassiti delle piante coltivate 

Girando per l'India e la Birmania, 
può capitare di incontrare un albero 
sempreverde, molto veloce nella sua 
crescita, che raggiunge anche grandi di- 
mensioni (fino a 25-30 metri d'altezza). 
Possiede una bella chioma a forma 
d'ombrello che quando fruttifica porta 
tante piccole bacche allungate di colore 
giallastro con semi altamente oleosi. Si 
tratta di una pianta che appartiene alla 
famiglia delle Meliacee con un nome 
scientifico un po' difficile da pronuncia- 
re. Azìdìrachta ìndica, ma semplice- 
mente chiamata dai contadini indiani al- 
bero del neem. 

LE SUE PROPRIETÀ DIPENDONO 
DALL' AZADIRACTINA 

L'elemento più importante del neem 
è l'olio ricavato dai semi, ricco di molte 
sostanze tra le quali V azadiractina, ap- 
partenente al gruppo dei limonoidi, che 
risulta responsabile della maggior parte 
dell'attività biologica contro gli insetti. 

Le modalità d'azione. Consideran- 
do gli estratti di neem e la slessa azadi- 
ractina. fattività contro gli insetti si evi- 
denzia attraverso diverse modalità, ma 
in ogni caso l'azione non segue mai su- 
bito il trattamento, come avviene invece 
per molti insetticidi classici di sintesi 
chimica. Infatti, l'azadiractinanon ucci- 
de immediatamente l'insetto dannoso 
ma implica gravi conseguenze per il suo 
sviluppo, la sua alimentazione e la sua 
riproduzione. In particolare, dopo il 
trattamento si registra un'azione di de- 
terrenza alimentare soprattutto verso gli 
Ortotteri (come la cavalletta) e diversi 
Lepidotteri (farfalle). In pratica, gli sta- 
di giovanili e le larve di questi insetti 
tendono a smettere di ingerire le parti 
vegetali e compromettono così la loro 
crescita e la loro sopravvivenza. Esiste 
in certi casi pure una repellenza olfatti- 
va delle piante trattate. 

L'aspetto più importante, perché ri- 
guarda tutti gli insetti che risentono 
dell'azione dei derivati dall'albero del 
neem, è quello legato alle alterazioni 
che sono indotte nello sviluppo. Infatti, 
l'azadiractina interferisce a livello del 
sistema ormonale degli insetti nel fon- 
damentale meccanismo della regolazio- 




Nei 1959, l'entomologo tedesco Sckmutterer 
scoprì casualmente, mentre si trovava in viaggio 
nel Sudan (Africa), che una terrìbile invasione di 
cavallette aveva risparmiato gli alberi del neem 
(nella foto), introdotti in Africa dal! 'inizio del se- 
colo per la forestazione, mentre erano state di- 
strutte tutte le altre coltivazioni. Si cominciò 
quindi a studiare questa pianta con interesse e si 
è riusciti nel tempo ad isolarne gli estratti che si 
sono dimostrati più attivi contro gli insetti. Nel particolare in alto: bacche secche di 
neem che contengono ì semi ricchi di sostanze oleose (40-60%) contenenti diversi 
composti di origine chimica complessa efficaci contro molti insetti parassiti delle 
piante coltivate. Nella carta geografica: le zone di origine del neem 




Gli usi tradizionali nei paesi d'origine 

In India, già da millenni, questa pianta viene impiegata intensamente dall'uomo 
ed è veramente difficile cercare di spiegare in breve tutte le molteplici utilità del- 
le diverse parti di questo albero portentoso. Neil 'agricoltura dei Paesi più pove- 
ri, le foglie ed i panelli di sansa che residuano dall'estrazione oleosa dei semi si 
possono impiegare per ammendare il terreno. Alcuni popoli della Thailandia in- 
seriscono da sempre nella loro dieta alimentare le foglie tenere e le infiorescen- 
ze di una varietà commestibile. Ancora oggi in diverse parti del mondo, ma spe- 
cie in India, fòglie e radici si usano in tisane e decotti contro gli stati febbrili e la 
malaria, i semi macinati servono come antielmìntici (contro i vermi), gli estratti 
della corteccia per paste dentifricie che prevengono le malattie di denti e gengi- 
ve, le foglie poste, sulle ferite funzionano contro le infezioni batteriche. Si cono- 
sce anche un uso cosmetico per la preparazione di saponi. 



VITA IN CAMPAGNA 6/2O0Q 



47 




L'efficacia dell ' azadiractina è stata verificata da diversi gruppi di ricercatori in tutto il mondo su moltissimi tipi di colture 
e su centinaia dì insetti. In particolare ricordiamo la sicura efficacia contro: 1- larve di nottue (3,5-4 cm), I-larve di cavo- 
laia (4 cm), 3-dorifora (1-1,2 cm), 4-aleurodidi (1,5-2 min), 5-afidi (1,8-2 mm), 6-minatrice serpentina degli agrumi (nella 
foto è ben riconoscibile il danno da erosione all'interno del lembo fogliare) 



ne della crescita. 11 risultato più appari- 
scente consiste nell'incapacità di porta- 
re a termine la muta. Altri effetti si con- 
tano con la riduzione della fecondità 
delle femmine che si traduce in una mi- 
nore ovideposizione e talvolta nella ri- 
duzione della vitalità delle uova. In de- 
finitiva, le modalità d'azione dell'azadi- 
ractina sono dovute in minima parte al 
contatto con l'insetto dannoso e si rea- 
lizzano essenzialmente per ingestione. 

In relazione all'assorbimento da par- 
te delle piante trattate, la sostanza è do- 
tata di una certa sistemicità (cioè la ca- 
pacità di entrare nel circolo linfatico dei 
vegetali), più spinta soprattutto per le 
applicazioni sulle radici. 

La lentezza del I ' azione, che differen- 
zia gli estratti di neem dagli altri insetti- 
cidi, non deve costituire un suo limite. Il 
problema si pone per quegli agricoltori 
che, invece, sono abituati a misurare im- 
mediatamente il risultato di un tratta- 
mento fitosanitario e che devono riusci- 
re ad accettare i tempi più «naturali» di 
questa sostanza. 

Le modalità d'impiego. Nel feb- 
braio scorso è stato ufficialmente regi- 
strato anche in Italia dal Ministero della 
Sanità un prodotto fitosanitario (') con 
una specifica formulazione insetticida 
(emulsione concentrata) a base di azadi- 
ractina A. A onor dei vero anche in pre- 
cedenza era possìbile trovare in com- 
mercio dei prodotti a base di olio di 
neem, i quali però venivano considerati 
degli «ammendanti del terreno» o dei 
generici «tonici per le piante»; il loro 
principale difetto era la non costante 
formulazione e lo status di «semiillega- 
lità» che poteva porre seri problemi 
all'utilizzatore e a chi li commercializ- 
zava come prodotti tìtosanitari. 

Le dosi d'impiego consigliate per il 



nuovo prodotto sono di 150 millilitri per 
100 litri d'acqua (ovvero 1,3-1,5 litri per 
ettaro di superfìcie) e restano valide di 
massima per la maggior parte delle irro- 
razioni sulla chioma di piante fruttifere, 
orticole ed ornamentali ( : ). Si interviene 
subito ai primi segni d'infestazione de- 
gli insetti dannosi (si vedano alcuni 
esempi nel riquadro di questa pagina), 
con una cadenza di circa 8- 1 giorni per 
la fragola e di 8-14 giorni per colture or- 
ticole e frutticole. L'obiettivo principale 
rimane quello di prevenire la pullulazio- 
ne degli insetti dannosi e di colpire i pri- 
mi stadi di sviluppo giovanile. 

Su coltivazioni estese vi consigliamo 
comunque di effettuare prima un tratta- 
mento su una piccola porzione di appez- 
zamento per valutare gli effetti ed esclu- 
dere il possibile rischio di tossicità per le 
piante coltivate. 

E preferibile effettuare la distribuzio- 
ne dell'azadiractina nelle ore serali o in 
quelle mattutine, utilizzando acqua ten- 
denzialmente acida (pH = 6/6,5) ed ese- 
guendo l'irrorazione, con pompa a spal- 
la, immediatamente dopo la preparazio- 
ne della miscela per evitare la degrada- 
zione della sostanza attiva. I contenitori 
del prodotto vanno sempre conservati al 
riparo dalla luce. 

Ricordiamo che la tossicità dell'aza- 
diractina nei riguardi degli animali 
mammiferi si considera praticamente 
trascurabile e molte prove dimostrano 
anche la mancanza di effetti acuti con 
elevate somministrazioni per via orale. 
D'altra parte, gli estratti dell'albero del 
neem sono stati ampiamente utilizzati 
dall'uomo in India ed in altre parti del 
mondo per motivi terapeutici, cosmetici 
ed addirittura alimentari. Si riscontra 
una buona selettività per gli insetti utili 
che vengono risparmiati allo stadio di 



adulti, anche se non si possono esclude- 
re del tutto effetti negativi a causa 
dell'ampio spettro d'azione. 

Salvo Manzella 

(') Si tratta del prodotto commerciale Oikos - 
della ditta Sipeam Italia, tei. 0235378400 - 
che contiene 32 grammi di principio attivo per 
ogni litro. Si tratta di un prodotto non classifi- 
cato (acquistabile quindi da chiunque senza 
patentino), con un tempo di sicurezza di tre 
giorni. È reperibile nei negozi specializzati 
nella vendita di antiparassitari (garden center, 
rivendite di prodotti per l'agricoltura). Una 
confezione da 1 litro costa lire 264.000. 

( 2 ) L'impiego di questo nuovo prodotto fito- 
sanitario rientra a pieno titolo nel campo 
dell'agricoltura per la maggior parte delle col- 
tivazioni ordinarie, quindi ortaggi (lattuga, 
scarola, indivia, spinaci, bietola da foglia e da 
costa, prezzemolo, basilico, pomodoro, pepe- 
rone, melanzana, cetriolo, zucchine, melone, 
cocomero, cipolla, porro, sedano, finocchio, 
carota, cavolfiore, cavolo cappuccio, cavolo 
verza, fagiolino), fruttiferi (actinidia, kaki, 
arancio, limone, pompelmo, mandarino, albi- 
cocco, pesco, susino, ciliegio, fragola, melo, 
pero, olivo, vite), altri impieghi (barbabietola 
da zucchero, cotone, patata, tabacco, piante 
floreali e ornamentali, funghi coltivati, derra- 
te immagazzinate) e vivai (agrumi). Al mo- 
mento di andare in stampa con questo artico- 
lo, in agricoltura biologica l'impiego è possi- 
bile - secondo la vigente normativa comuni- 
taria - solo per la difesa delle piante orna- 
mentali ed in vivaio per la difesa delle piante 
madri. Comunque, è stata già approvala dagli 
organi competenti la modifica del Re- 
golamento CE 2092/91 allegato II B con la 
quale si estende l'impiego dell'azadiractina in 
agricoltura biologica a tutte le colture prima 
citate. Si precisa che l'impiego sarà ufficial- 
mente consentito solo dopo la pubblicazione 
sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità 
Europee delle modifiche che sono state ap- 
portale al Regolamento. 

[ C O N T H o'l l'o'Tn'd'Ì'hTz z'ì" Al'mMM 1 



48 



VITA IN CAMPAGNA ft/HKKJ 



LE ERBE SELVATICHE COMMESTIBILI E/O UTILI IN ERBORISTERIA 



HEDA14 



Melissa 



La melissa, pianta di origine asia- 
tica, è presente allo stato sponta- 
neo nell'Europa meridionale e 
anche in Italia, dove è diffusa in tutto il 
territorio, dalle località costiere fino a 
quelle collinari: la si trova di frequente 
nei vecchi prati e nei terreni incolti, 
lungo le siepi e al margine dei boschi, 
lungo i fossi e sui vecchi muri, sia in 
pieno sole che a mezz'ombra. 

Il riconoscimento 

La melissa è inconfondibile per le 
caratteristiche foglie di un bel verde 
tenero e brillante, rugose e tipicamente 
pelose, soprattutto nella pagina inferio- 
re. È attraente soprattutto per il suo 
profumo leggero ma gradevole di 
cedro e di limone. 

Nel periodo della fioritura, da mag- 
gio a luglio e anche oltre, i suoi fiori 
sono assiduamente frequentati dalle 
api, come ben sanno gli apicoltori. 

La coltivazione 

La melissa può trovare collocazione 
ideale nell'orto, accanto alle altre erbe 
aromatiche, ma anche in giardino e a 
tale scopo è pregevole soprattutto la 
varietà «aurea» con foglie chiazzate di 
giallo. 

Per la sua estrema rusticità e la 
grande adattabilità a crescere ovunque 
si presta a colonizzare i terreni più 
poveri e sassosi dove ben poche altre 
piante riescono a sopravvivere. Una 
volta introdotta in giardino o in un 
angolo dell'orto si dissemina sponta- 
neamente e ben presto si vedranno cre- 
scere accanto ai vecchi cespi, nei posti 



La carta d'identità 

Nome scientifico: Melissa officinalis. 
Famiglia: Labiate. Nomi volgari: 
cedronella, cìtronella, erba limona. 
Segni caratteristici: si riconosce facil- 
mente per le foglie a contorno triango- 
lare, ma con la base arrotondata e cuo- 
riforme, tipicamente rugose e grade- 
volmente profumate. 
Ciclo vitale: perenne. 
Altezza: 35-40 cm. 
Parti utilizzate: foglie e sommità fiori- 
te. Sapore: amarognolo e piccante. 
Odore: intenso e aromatico. 
Possibilità di raccoglierla allo stato 
spontaneo: la raccolta è in genere 
ammessa (salvo divieti locali da ac- 
certare). 




Melissa. Pianta alio stato spontaneo 




In rosso le zone di diffusione 
allo stato spontaneo 



Si può coltivare: 

□ nell'orto come ortaggio; 



gf nel! 



orto come aromatica; 



Q nell'orto come pianta medicinale; 
in giardino come ornamentale; 
incoine pianta mellifera (per le api); 



anche in 



vaso. 



VITA IN CAMPAGNA 6/2000 



49 



Caratteristiche botaniche 

I-Radici. L'apparato radicale è molto 
vigoroso e ben sviluppato, con un ele- 
vato numero di radici ingrossate ma 
poco sviluppate in profondità. 
2-Foglie. Le foglie, quasi triangolari, 
sono lunghe 4-5 centimetri, larghe 2-3 
centimetri ed hanno margine crenato 
(denti arrotondati); di colore verde te- 
nero e brillante, sono rugose e pelose 
sulla pagina inferiore e dotate di pic- 
cioli lunghi 2-3 centimetri. 
3-Fiori. La fioritura si protrae a lungo 
nel corso dell'estate. I fiori sono assai 
minuti, bianchi o giallicci, poco appari- 
scenti, riuniti in glomeruii all'ascella 
delle foglie; sono inoltre ricchi di netta- 
re e per questo risultano molto frequen- 
tati dalle api. 

4-Frutti e/o semi. / semi sono molto 
minuti (in un grammo ne sono contenuti 
circa 1.9001), di colore nerastro. 




Melissa: semina, trapianto, fioritura, raccolta 


Semina 


Gcn. 


Feb. 


Mar. 


Apr. 


Mag, 


Giù. 


Lug. 


Ago. 


Set. 


Ott. 


Nov. 


Die. | 






































Trapianto 


































Fioritura 
































Raccolta: 

- radici 

- germogli 

- foglie 

- fiori 

- semi 
























































Le fasi vegetative delle piante spontanee e di quelle coltivate sono molto simili 



L'impiego in cucina e in erboristeria 

In cucina. Le foglie più tenere, fresche, appena colte e private del picciolo, 
conferiscono un aroma delizioso alle insalate e alle verdure crude, ma si 
impiegano anche per insaporire le frittate, le marmellate e le torte. Un ramet- 
to fresco di melissa si presta a ravvivare gli aperitivi al pari della menta e 
certamente è di effetto nel bicchiere, anche perché non molti la conoscono e 
perciò incuriosisce gli ospiti. 

In erboristeria. La melissa è da sempre considerata molto efficace per le pro- 
prietà sedative e antispasmodiche; è utile per risolvere le digestioni difficili e 
benefica nel caso di emicranie e nevralgie. Per uso esterno è efficace anche 
nel purificare la pelle e ne! curare le piccole ferite e le punture di insetti. 
Con le foglie fresche o meglio secche sì prepara un ottimo infuso, cioè il ben 
noto tè di melissa, che è tonico e digestivo e che sì può prendere dopo i pasti 
come digestivo, ma anche in altre ore della giornata per curare gli stati ansio- 
si o le cefalee: si prepara mettendo in infusione in mezzo litro di acqua bollen- 
te un cucchiaio di foglie secche tritate; dopo un quarto d'ora si filtra e si 
addolcisce con zucchero o miele. 



più disparati, tante giovani piante. 

La semina può essere eseguita in 
primavera o anche a line estate-inizio 
autunno (i semi sono molto minuti e 
quindi conviene mescolarli con sabbia 
di fiume per poterli distribuire meglio). 
Se le piantine crescono troppo fitte, 
conviene diradarle lasciandone una 
ogni 30-35 cui (le piante estirpate si 
prestano egregiamente al trapianto). 

La melissa si può anche moltiplica- 
re suddividendo i cespi in marzo o in 
settembre-ottobre. 

La raccolta 

Per usi di cucina si preferiscono le 
foglie più tenere, fresche e appena col- 
te. Per altri impieghi vanno utilizzate 
sia le foglie mature fresche o secche 
sia le sommità fiorite (le cime dei 
rametti quando sono presenti i fiori). 

La conservazione 

Le foglie della melissa si utilizzano 
anche essiccate: in tal caso si conserva- 
no in sacchetti di carta o in vasi di 
vetro in un locale asciutto. 

Luciano Cretti 



Schede pubblicate: 1 -Acetosa (4/99), 2-A- 
chillea (5/99), 3-Asparago selvatico (6/99). 
4-Borragine (7-8/99). 5-Bubbolino (n. 9/99). 
6-Cardo mariano (n. 10/99). 7-Cardoncello 
(n. 11/99). 8-Cicerbita (n. 12/99). 9-Cicoria 
selvatica (1/2000). 10-Comino dei prati 
(2/2000). 11-Crescione acquatico (3/2000). 
12-Erba cipollina (4/2000).13-Finocchio sel- 
vatico (5/2000). 14-Melissa (6/2000). Pros- 
simamente: 15-Menta acquatica, 16-Men- 
tuccia, 17-Rabarbaro dei frati, 18-Rucola 
selvatica, 19-Spinacio di monte, 20-Taras- 
saco. 



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VITA IN CAMPAGNA 6/2000 



La rustica e affascinante rosa canina 

La rosa canina, chiamata anche rosa selvatica o di macchia, si fa apprezzare, oltre che per la bellezza 

della delicata fioritura e il fascino discreto delle fronde, anche per i salutari «frutti», 
botanicamente definiti cinorrodi, ricchi di vitamina C, dai quali si può ottenere anche una marmellata 

Nei ricordi della mia fanciullezza 
trascorsa in campagna, sulla collina nei 
dintorni di Trento, occupano un posto 
rilevante le quasi quotidiane passeggia- 
te nei campi alla ricerca di frutti e bac- 
che selvatiche di cui ero molto ghiotta; 
ne sentivo forte il bisogno, soprattutto 
durante la bella stagione, perché essi 
costituivano, per il mio gracile organi- 
smo, una valida cura vitaminica e rico- 
stituente. 

A questo riguardo, un punto fìsso di 
riferimento erano per me anche le siepi 
spontanee che costeggiavano le molte 
strade non asfaltate di un tempo. 

Quando tornavo da scuoia ed ero 
particolarmente stanca e debilitata (ciò 
accadeva soprattutto nel tardo autunno, 
ma anche, e forse maggiormente, sul 
finire dell'inverno), mi soffermavo 
presso quegli arbusti spinosi per 
cogliere, dai rami ormai completamen- 
te spogli, delle bacche mollicce di 
color rosso scuro: erano i «frutti» della 
rosa canina (Rosa canina), una pianta 
spontanea che, ahimè, sta sempre più 
soccombendo all'asfalto e all'edilizia, 
più o meno incontrollata, dei tempi 
attuali. 

Ricordo la cura con cui cercavo di 
eliminare la peluria e i semi di quegli 
squisiti frutti per gustarne la tenera 
buccia. La terra non dava ancora alcun 
segno di risveglio, eppure quelle bac- 
che tanto resistenti al gelo invernale 
conservavano intatte le loro prerogative 
di bontà e commestibilità. 

Ora conosco il motivo per il quale 
quei preziosi frutti erano tanto ricercati 
da noi bambini, non solo dopo la cadu- 
ta delle ultime foglie, ma anche allo 




Da sempre presente in tutta Italia, in collina, in bassa e inedia montagna (fino a 
1.300 metri di quota), la rosa canina vegeta nei boschi radi o ai margini di quelli 
più fitti, nelle siepi che costeggiano le stradine di campagna, nei terreni incolti. La 
rosa canina ha anche il pregio di essere resistente a malattie e parassiti 



La rosa canina, chiamata anche rosa 
selvatica o dì macchia, era ampiamente 
diffusa già fin dalla più remota antichità (come, del resto, 
le altre numerose specie del genere Rosai in Europa e nel 
Medio Oriente. In questi Paesi (Persia in particolare) sì 
usava estrarre dai petali delle rose un olio profumatissimo 
per produrre profumi ed anche la famosa «acqua di rose». 
I Persiani furono quasi sicuramente i primi a scoprire le 
proprietà terapeutiche di questa pianta. Essi ne apprezza- 
vano molto sia i frutti che i fiori perché ritenevano che i 
primi fossero idonei a curare "le malattìe della donna", 
mentre i secondi, "mescolati al succo zuccherino delle 
canne, potevano risvegliare ì morti". 
L 'insigne poeta greco Omero ( VIII sec. a. C. ), a sua volta, 
narrava che i Troiani conoscevano l 'unguento di rosa (rica- 
vato da qualsiasi rosa messa a macerare al sole nell'olio e 
nel vino) e che se ne servivano come collirio per curare le 



Un po' di storia 



malattie degli occhi; mentre il medico 
arabo Avicenna (980-1037) affermava di 
aver guarito una giovane, che stava morendo, curandola 
con la conserva di rose. Il naturalista latino Plinio il 
Vecchio (I sec. d. C), infine, decantava le proprietà astrin- 
genti dei petali e delle foglie della rosa selvatica. 
In ogni caso, è certo che ì frutti di questa deliziosa rosa 
hanno sempre avuto un grande consumo popolare e che 
anche tutte le altre sue parti sono state utilizzate in ogni 
epoca da medici, farmacisti e guaritori in genere. Lo stes- 
so Plinio riferisce, fra l 'altro, dell 'utilizzo della radice per 
curare la rabbia (da ciò il nome botanico di «canina»). 
Tutto questo spiega la straordinaria presenza della pianta 
in ogni luogo. 

Inoltre essa è sempre piaciuta anche ai giardinieri che ne 
hanno utilizzato il ceppo fortissimo come portinnesto per 
altri rosai più fragili. 



VITA IN CAMPAGNA fi/2IX>U 



51 



sciogliersi delle nevi, quando costitui- 
vano altresì cibo prezioso per gli uccel- 
li stanziali: essi, essendo ricchissimi di 
vitamina C, potevano aumentare le 
nostre difese immunitarie, premunen- 
doci, in inverno, contro le malattie da 
raffreddamento e rinvigorendo, in pri- 
mavera, il nostro organismo alquanto 
debilitato. 

LE CARATTERISTICHE 
BOTANICHE 

La rosa canina è una delle molte 
specie di rose spontanee presenti nel 
nostro emisfero: oltre duecento secon- 
do alcuni botanici, molte di più secon- 
do altri. 

Appartiene alla famiglia delle 
Rosacee, come il rovo, il biancospino, 
il prugnolo, tutti arbusti spinosi peren- 
ni a foglia caduca, tutti a fioritura pri- 
maverile, tutti ricchi di piccoli frutti di 
cui sono generalmente ghiotti gli 
uccelli. 

L'arbusto, che può raggiungere i 2-3 
metri di altezza, ha fusti diritti o sar- 
mentosi, irti di aculei più o meno unci- 
nati, specialmente nello stadio giovani- 
le, con un ceppo vigoroso che emette 
ogni anno getti nuovi. 

Le foglie sono composte da foglioli- 
ne dentate, ovali o per lo più tondeg- 
gianti. 

I fiori, di un bellissimo color rosa 
pallido, sono grandi, profumati ed 
hanno cinque petali ben separati e cin- 
que sepali triangolari a volte muniti di 
appendici. La fioritura avviene in pri- 
mavera da maggio a giugno. 

[frutti veri e propri sono quelli che 
solitamente vengono detti semi, men- 
tre il falso frutto - il cui nome botani- 
co è cinarrodo - è un ricettacolo a 
forma di urna, liscio e carnoso, sor- 
montato dai sepali rinsecchiti, che 
nella maturazione assume un colore 
rosso dapprima brillante, poi bruna- 
stro; esso contiene numerosi semi (i 
veri frutti!) che sono degli acheni duri 
ricoperti di peli contenenti ciascuno un 
solo seme. 

PER RIPRODURLA 
RICORRETE A PARTI DEL CESPO 

Per trapiantare nell'orto o nel giar- 
dino la rosa canina, come anche le 
altre rose selvatiche (gallica, penduli- 
na, centifolia, spinosissima, eccetera) 
basta mettere a dimora - in un terreno 
fertile, non umido, ben esposto al sole 
- parti del cespo dotate di gemme, 
oppure getti dell'annata (talee lunghe 
5-8 cm, che vanno raccolte nel mese di 
agosto). 

Se innaffiata regolarmente nei primi 
stadi dell'impianto e durante la fioritu- 
ra, la pianta di rosa canina si mostrerà 




I fiori, di colore rosa pallido, sono 
costituiti da cinque petali ben separati 




Il «fruito» della rosa canina è in realtà 
un cinarrodo che contiene numerosi 
«semi» (i veri frutti!) che botanica- 
mente sono degli acheni (contenenti 
ciascuno un solo seme) 

resistente alle malattie e ai parassiti 
che colpiscono in genere le rose da 
giardino. 

Peccato che i fiori abbiano una 
durata tanto breve, tuttavia la rustica 
ricchezza delle foglie e l'abbondanza 
dei frutti potranno egregiamente sup- 
plire a questo inconveniente. 

Iris Fontanari Martinattì 



Le proprietà 

alimentari e terapeutiche 

della rosa canina 

Della rosa canina si utilizzano le 
foglie, i fiori e i «frutti» (cinarrodi). 
Le foglie (prive del picciolo) e i 
fiori (raccolti in primavera prima 
che si aprano) vanno essiccati 
all'ombra (questi ultimi possono 
anche essere utilizzati freschi per 
preparare un'ottima conserva). I 
frutti, raccolti in autunno dopo le 
prime gelate, incisi lateralmente e 
privati dei semi interni (acheni), si 
mettono ad asciugare al sole. 
Foglie, fiori e frutti si conservano al 
buio in vasetti di vetro. 
In virtù dell'alto contenuto di vita- 
mina C (100 grammi di bacche ne 
contengono fino a 400 mg!), i 
cinarrodi hanno proprietà antiscor- 
butiche, antinfettive, diuretiche, 
antidiarroiche, ecc. e sona anche un 
ottima corroborante tonico dell'or- 
ganismo. Contenendo polifenoli, 
essi sono particolarmente efficaci 
anche per uso esterno, in quanto 
astringenti, antinfiammatori e pro- 
tettori dei vasi capillari (utili per- 
tanto per maschere di bellezza 
schiarenti e leviganti). 
Il tè (ottenuto dopa un 'infusione dei 
cinorrodi di parecchie ore) è una 
bevanda molto gradevole e costitui- 
sce un rimedio preventivo contro le 
ep id ernie infiuen za li. 
ti decotto di cinarrodi (30-60 gram- 
mi per litro d'acqua, bollire tre 
minuti, filtrare e assumere fino a 
quattro volte al giorno) è vitaminiz- 
zante e stimolante delle funzioni 
renali ed ha pure effetto sedativo e 
blandamente sonnifero. 
L'infuso di faglie (10-20 grammi in 
1 decilitro d'acqua bollente per IO 
minuti: 2-3 tazze al giorno) ha pro- 
prietà astringenti, rinfrescanti e si 
usa per gargarismi. 
L'infuso di fiori (10-20 grammi in 2 
decilitri d'acqua bollente per IO 
minuti) è un blando lassativo, con- 
sigliabile per i bambini. 

Una marmellata di cinorrodi. 

Questa marmellata sì prepara 
facendo cuocere lentamente, per 
mezz'ora circa, i frutti maturi rico- 
perti di acqua: si passa poi al 
setaccio e si unisce alla polpa il 
succo di un limone e un uguale 
peso di zucchero. 

Si cuoce ancora per un'altra 
mezz'ora, sempre rimescolando, e 
si versa poi in vasetti di vetro che 
vanno richiusi a caldo. 



52 



VITA IN CAMPAGNA «201)0 



LE CASE E I RUSTICI 



Esempi concreti di recupero di un vecchio 
sottotetto nella casa di campagna 

Tra le molteplici possibilità di intervento per la ristrutturazione di un sottotetto prendiamo in esame 

alcuni esempi che offrono potenziali spunti di interesse per un vasto numero di casi. 

Situazioni complesse abbastanza ricorrenti sono infatti quelle che si riferiscono alla necessità di 

modificare l'altezza interna eccessiva, modificare l'altezza interna insufficiente, ricavare 

volumetrie aggiuntive, ottenere soluzioni funzionali o estetiche particolari 



Il diffuso fenomeno del riuso delle 
case contadine come abitazione princi- 
pale, secondaria o temporanea (destina- 
ta all'agriturismo e all'ospitalità rurale) 
pone, tra gli altri, il problema del riuti- 
lizzo corretto del sottotetto che, se ben 
utilizzato, può ospitare ambienti di rara 
suggestione. 

Nel testo e nei disegni che seguono 
sono fornite alcune indicazioni sui prin- 
cipali elementi di valutazione che pos- 
sono orientare nelle scelte di base riferi- 
te al più razionale e conveniente recupe- 
ro di un vecchio sottotetto. 



IL RECUPERO DI SOTTOTETTI 
CON ELEVATA 
ALTEZZA INTERNA 

E un caso che si riscontra frequente- 
mente nel riutilizzo a scopi abitativi di 
fienili, rimesse, magazzini o ambienti 
analoghi; spesso le notevoli dimensioni 
di queste strutture implicano che il vo- 
lume recuperato costituisca un'unità 
immobiliare autonoma. 

In genere la soluzione comunemente 
adottata in queste situazioni è quella di 
realizzare un soppalco. 



Premesso che quest'ultimo si può de- 
finire come un impalcato che divide par- 
zialmente in altezza una cubatura inter- 
na, va ricordato che, di solito, i regola- 
menti edilizi e igienici comunali con- 
tengono norme specifiche per la sua rea- 
lizzazione. 

Le regole più ricorrenti riguardano: 
l'altezza minima da rispettarsi sia sopra 
che sotto il soppalco (di solito compre- 
sa tra i 210 e i 220 cm) e di conseguen- 
za l'altezza minima dell'intero locale 
(minimo 420-470 cm, secondo i vari re- 
golamenti); la superficie del soppalco 



Recuperate più superficie utile con il soppalco 

Nell'esempio dì re a lì zza 'Jo- 
ne illustrato, il soppalco è 
stato disposto esattamente 
fra due capriate (1) consecu- 
tive al fine di eliminare 
l'ostacolo costituito dall'ele- 
mento orizzontale (catena) 
(2) di queste ultime che impe- 
disce gli spostamenti oriz- 
zontali alla quota del soppal- 
co stesso. Anche la scala di 
accesso (3) è collocata in 
modo da non interferire né 
con la direzione delle travi 
portanti (4), incastrate nei 
«muri maestri» dell'edifìcio, 
né con la catena su nomina- 
ta. Allo scopo di ottenere la 
massima altezza utile sopra il 
soppalco sono stati ubicati 
sotto di esso locali che, a nor- 
ma del Regolamento edilizio 
locale, possono avere altezze 
minime ridotte rispetto alle 
stanze «abitabili» come: un 
piccolo angolo cottura (5) 
isolabile con porte scorrevo- 
li (6), un bagno-lavanderia 
(7) dotato di aspirazione for- 
zata, un corridoio-disimpegno (8), una cabina-armadio (9) a servizio della zona-notte, un vano ripostiglio nel sottoscala 
(10). Questo criterio consente anche di ottenere scale di accesso al soppalco di sviluppo inferiore e quindi più facili da su- 
perare. I parapetti della scala e del soppalco (11), pur nel rispetto delle norme vigenti, sono stati progettati per consenti- 
re la massima trasparenza e non separare visivamente gli ambienti ai vari livelli. A scopo indicativo, lo spazio sopra il 
soppalco è stato destinato a studio (12) e/o soggiorno (13); per ottenere il corretto rapporto di aero-illuminazione previ- 
sto dalle norme, sulla falda di copertura posta sopra il soppalco è stato aggiunto un lucernario (14) 




54 



VITA IN CAMPAGNA 6/20011 



rispetto a quella dell'intero locale (di 
norma non deve eccedere il 35-40%) e il 
volume minimo della parte di locale a 
tutta altezza; il divieto di chiudere il 
soppalco verso la porzione del locale a 
tutta altezza (infatti le eccezioni ai mini- 
mi di altezza e volume concesse nel ca- 
so dei soppalchi si fondano sulla dispo- 
nibilità di un adeguato volume d'aria re- 
spirabile nell'intera volumetria); le nor- 
me di illuminazione (da rispettarsi sopra 
e sotto il soppalco). Da notare comun- 
que che nel caso di altezze interne co- 
spicue sono possibili varianti e deroghe 
alle regole più sopra accennate. 

Realizzare un soppalco di solito non 
pone grandi problemi a livello struttura- 
le. La preoccupazione maggiore in que- 
sto senso riguarda soprattutto il conteni- 
mento del suo spessore al fine di non 
perdere preziosi centimetri in altezza; 
buone soluzioni possono realizzarsi uti- 
lizzando travi in legno anche di tipo la- 
mellare o sistemi misti legno-laterizio. 

In alcuni casi, dove risultino proble- 
matici i vincoli alle murature dell'edifi- 
cio, il piano del soppalco può anche es- 
sere sospeso, tutto o in parte, alla strut- 
tura portante del tetto. 

Per contenere il peso della struttura il 
pavimento del soppalco può essere rea- 
lizzato con un semplice tavolato in li- 
stoni di legno o in pannelli di compen- 
sato da rivestire poi con sughero e/o con 
moquette e attenuare così l'eventuale 
rumore di calpestio. 

Più complessa è invece la progetta- 
zione dal punto di vista funzionale ed 
estetico così come la realizzazione di 
soppalchi in corrispondenza di copertu- 
re con struttura portante costituita da ca- 
priate: per alcuni utili suggerimenti si ri- 
manda al disegno pubblicato alla pagina 
precedente. 

IL RECUPERO DI SOTTOTETTI 

CON RIDOTTA 

ALTEZZA INTERNA 

Probabilmente si tratta dei casi più 
frequentemente riscontrabili, specie do- 
ve il sottotetto non è stato progettato in 
origine per un utilizzo ben definito ma 
solo come volumetria secondaria gene- 
rata dalla disposizione spiovente delle 
falde e da sfruttarsi come ambiente ac- 
cessorio. 

Per tale motivo i sottotetti di questo 
tipo sono spesso recuperati come 
estensione di unità immobiliari esisten- 
ti per aumentarne la zona notte con ca- 
mere, bagni, studioli, altri ambienti di 
lavoro o di servizio (stirerie, lavande- 
rie, eccetera) destinati anche all'ospita- 
lità rurale. 

Per orientarsi nelle scelte finalizzate 
al recupero occorre, in primo luogo, di- 
stinguere tra due fondamentali ipotesi: 
I-edifici in cui è possibile un aumento di 



Sottotetto con gran- 
de altezza interna. 

Nelle case di campa- 
gna alcune volte i 
sottotetti hanno al- 
tezze interne di di- 
mensioni notevoli. 
Di solito si tratta di 
spazi destinati in ori- 
gine a fienile, essic- 
catoio o simili ovve- 
ro fratto di trasfor- 
mazioni e rimaneg- 
giamenti avvenuti 
nel corso del tempo. 
La grande volume- 
tria disponibile ren- 
de conveniente la 
realizzazione di sop- 
palchi per aumenta- 
re la superficie utile 
a pavimento, ma il 
progetto deve essere 
attento al tipo e alle 
caratteristiche dei 
locali da situare sot- 
to di essi poiché esi- 
stono precise limita- 
zioni e disposizioni 
in materia 



volume (ad esempio perché in base agli 
indici di fabbricabilità del Piano Rego- 
latore esiste della cubatura residua da 
utilizzare); 

2-edifici in cui non esiste la possibilità 
di aumentare il volume dell'involucro 
edilizio. 

Se siete in difficoltà nel determinare 
quanto sopra potete rivolgervi all'Uffi- 
cio Tecnico comunale oppure ad un pro- 
fessionista abilitato (geometra, architet- 
to, ingenere) di vostra fiducia. 

Nel caso 1 le soluzioni possono esse- 
re molteplici (sopraelevazione delle quo- 
te di colmo e gronde, modifiche alla sa- 
goma del tetto, addizione di volumi inte- 
grativi, ecc.) e limitate solo dalla dispo- 
nibilità economica individuale o da even- 
tuali norme di protezione ambientale. 

Nel caso 2 invece le ipotesi di modi- 
fica sono molto più ridotte in quanto de- 
vono essere eseguibili entro la sagoma 
attuale dell'edificio e possono restrin- 
gersi a due interventi principali: 

— modifica della conformazione delle 
falde sopra il livello di gronda; 

- abbassamento del solaio di calpestio 
del sottotetto. 

Premesso che gli interventi descritti 
possono realizzarsi, a seconda delle con- 
dizioni dell'immobile, sia separatamen- 
te che congiuntamente, il primo tipo di 
operazione può essere destinato, ad 
esempio, alla realizzazione di uno o più 
abbaini che, a seconda della dislocazio- 
ne e delle dimensioni, possono aumenta- 
re anche di molto la disponibilità di su- 
perficie calpestabile con altezza utile 




sufficiente; dipenderà dal progettista in- 
dividuare le situazioni più favorevoli. 

Il secondo tipo di operazione, sicura- 
mente più impegnativo sotto vari profili 
(tecnico, economico, ecc.), può dare per 
altro risultati più gratificanti a patto che: 

- l'altezza del piano sottostante e le di- 
mensioni delle aperture lo consentano; 

- che non si debba intervenire su strut- 
ture o finiture di pregio architettonico 
(ad esempio solai decorati o intarsiati, 
pavimenti particolari, ecc.); 

- che le condizioni di disagio inevita- 
bilmente derivanti ad eventuali occu- 
panti siano tollerabili. 

In pratica si tratta di demolire e rico- 
struire ad un livello inferiore il solaio di 
pavimento del sottotetto in modo da ri- 
cavare una maggiore altezza utile inter- 
na e comunque tale da rientrare nei pa- 
rametri di legge; a questo proposito è 
bene tenere presente anche che la sosti- 
tuzione, ad esempio, di un solaio in le- 
gno con uno in laterocemento implica 
una diminuzione della somma delle al- 
tezze libere (vale a dire tra soffitto e pa- 
vimento) dei due vani interessati a cau- 
sa del maggiore spessore del secondo 
solaio rispetto al primo. 

L'UTILIZZO DI SPAZI 

CON ALTEZZA 

INFERIORE AL MINIMO 

Le disposizioni riguardanti i metodi 
di calcolo dell'altezza media hanno in- 
dotto molte amministrazioni a credere 
che sia necessario dividere con una rra- 



VITA IN CAMPAGNA f>/20(K] 



55 



Recuperate spazi ad altezza ridotta con l'abbaino 

Neil 'esempio illustrato 
l'altezza utile interna 
dei vani abitabili (1) è 
stata ricavata mediante 
V abbassamento del li- 
vello di uno dei solai di 
calpestio (2) del sotto- 
tetto rispetto alla quota 
originaria (3). Inoltre, 
per aumentare la godi- 
bilità dello spazio inter- 
no, consentire la visione 
del paesaggio circo- 
stante e adeguare il sot- 
totetto al rapporto di 
aero-illuminazione pre- 
visto, si è scelto di in- 
stallare degli abbaini 
(4) sulle falde inclinate 
della copertura. In cor- 
rispondenza degli ab- 
baini si sono ottenute 
delle zone ad altezza 
maggiorata da destina- 
re, ad esempio, a zona 

di lettura o relax (5). L'apertura (6) che conduce alla parte di sottotetto che conserva l 'altezza originaria ( inferiore) è rag- 
giungibile mediante alcuni gradini (7) e un pianerottolo difeso da una semplice ringhiera (8); tale zona è stata destinata 
ad ospitare locali di servizio come il bagno (9), ripostigli e vani tecnici 




mezza fissa la porzione di sottotetto con 
altezza superiore ai minimi (variabile 
per ogni regione e compresa fra 1 ,4 e 1,8 
metri) dalla parte rimanente che in ge- 
nere corrisponde alla porzione di falda 
che va a congiungersi con i muri peri- 
metrali. 

In verità, non ha molta logica, a no- 
stro avviso, impedire l'uso di una por- 
zione di cubatura anche cospicua, come 
di fatto avviene nel caso della suddetta 
delimitazione, nel contesto di una legge 
che ha tra i suoi principi ispiratori il con- 
trasto allo spreco di risorse. Sono in di- 
saccordo con tale determinazione anche 
alcune considerazioni riguardanti la po- 
sizione attuale o futura di eventuali 
aperture e cioè: 

- che sarebbero rese inutilizzabili pic- 
cole finestre, utili all'aerazione e alla vi- 
sta del paesaggio, ubicate nella fascia 
perimetrale della muratura (che, di fat- 
to, verrebbe isolata dalla realizzazione 
delie tramezze); 

- che risulterebbe ostacolata o impedita 
l'installazione corretta di nuovi lucerna- 
ri o abbaini poiché, come recitano pro- 
prio le stesse norme igieniche nonché le 
istruzioni di posa in opera delle varie ca- 
se produttrici, questi tipi di infissi vanno 
collocati ad «altezza d'uomo» per con- 
sentire l'affaccio e la vista sull'esterno 
(cosa impossibile quando la posa debba 
avvenire a partire da quote superiori me- 
diamente al metro e cinquanta). 

Quindi, a parte le situazioni limite 
che rendono oggettivamente scomodo 




Sottotetto con insufficiente aerazione 
e illuminazione. / sottotetti che in ori- 
gine non sono stati realizzati per ospita- 
re attività residenziali spesso sono dota- 
ti di aperture di dimensioni insufficienti 
rispetto alla dotazione richiesta dai re- 
golamenti edilizi. Nel caso illustrato 
nella foto la disposizione della finestra 
vicino al pavimento non consente alla 
luce di penetrare a fondo nella stanza, 
né una buona visione del paesaggio: in 
una situazione come questa l'ideale sa- 
rebbe la realizzazione di un abbaino con 
apertura ad altezza d'uomo 



ogni impiego di tali spazi (altezze infe- 
riori ai 50-80 cm) oppure i casi in cui ne 
sia esplicitamente vietato l'uso nella 
normativa di riferimento, si può suggeri- 
re di utilizzare più adeguatamente le vo- 
lumetrie con altezza inferiore al minimo 
per realizzare, secondo la profondità di- 
sponibile, dei mobili contenitori, riposti- 
gli, dispense o piccoli vani tecnici di ser- 
vizio per l'ubicazione di apparecchiatu- 
re varie (serbatoi di accumulo per pan- 
nelli solari, vasi di espansione per cal- 
daie a legna, centraline elettriche, ecc.). 

ALTRI TIPI DI RECUPERO 

Dove non esistono particolari situa- 
zioni problematiche per il rispetto dei 
parametri di legge, la definizione 
dell'intervento di recupero gode di 
maggiori gradi di libertà e può orientar- 
si verso il soddisfacimento di altri tipi 
di richieste. 

Solo per fare alcuni esempi si posso- 
no citare la realizzazione di terrazze, al- 
tane, solarium e simili, e la costruzione 
di verande, serre, ecc. 

Mario Veronese 



Puntate pubblicate: 1-11 recupero di 
un vecchio sottotetto nella residenza di 
campagna (ri. 5/2000). 2-Esempi di re- 
cupero (n. 6/2000). Prossimamente: 
componenti e prodotti utili alla realiz- 
zazione dell'intervento di recupero. 



56 



VITA IN CAMPAGNA 6/2IHK! 



Insetti e altri animali indesiderati 
della casa: il lasioderma 

Si tratta di un piccolo coleottero diffuso quasi esclusivamente all'interno degli edifici. Si nutre 
specialmente di tabacco (è noto come «tarlo del tabacco») ma anche di moltissime altre sostanze vegetali 

II lasioderma è un piccolo coleotte- 
ro appartenente alla famiglia degli 
Anobiidi. La specie è forse originaria 
delle regioni tropicali dell'America, 
ma oggi è diffusa in tutto il mondo. 

Vive ne! nostro Paese, e in genere in 
tutte le zone temperate, quasi esclusi- 
vamente all'interno degli edifici. E 
considerato uno dei principali nemici 
del tabacco, tanto che è noto anche con 
il nome comune di «tarlo del tabacco»; 
attacca però moltissime altre sostanze 
di origine vegetale e, in minor misura, 
animale (vedi la scheda). 

IL RICONOSCIMENTO 



Il lasioderma ha un aspetto caratte- 
ristico da «cappuccino», in quanto ha il 
capo parzialmente ricoperto, a mo' di 
cappuccio, dalla parte anteriore del 
torace. Il corpo è ricoperto di sottile 
peluria bionda ed è interamente protet- 
to dalle elitre (ali anteriori fortemente 
ispessite) sulle quali è presente una 
fitta e disordinata punteggiatura, prati- 
camente invisibile a occhio nudo per- 
ché è mascherata dalla peluria. Come 
tutti i coleotteri, presenta apparato boc- 
cale masticatore. 

Maschio e femmina hanno un aspet- 
to simile e perciò non si distinguono 
facilmente. 

Le uova sono biancastre e hanno 
forma ovale, ma sono difficilmente 
visibili a causa delle loro minute 
dimensioni (sono lunghe circa 1 mm). 

Le larve, pure biancastre, appena 
sgusciate dall'uovo sono leggermente 
incurvate, mentre, con l'avanzare dello 
sviluppo, acquistano una tipica forma a 
C, Sono ricoperte di lunghe setole 
brune e, a maturità, sono lunghe circa 4 
mm. Hanno zampe corte e sottili. 

VITA 
E COMPORTAMENTO 

Gli adulti sono attivi di notte, ma 
sono fortemente attratti dalla luce. 
Anche se non se ne nutrono, sono 
comunque in grado dì compiere erosio- 
ni delle sostanze di cui si erano cibati 
allo stato di larva. 

Possono vivere in media 2-4 setti- 
mane. Si accoppiano circa due giorni 
dopo lo sfarfallamento e, se la tempe- 
ratura è di almeno 20° C, dopo altri 
due giorni le femmine cominciano a 
deporre le uova. Le ovodeposizioni si 




Lasioderma. I-Adulto, ingrandito, di Lasioderma serrìcorne (lunghezza 2-3 
mm); maschio e femmina sono molto simili. 2-Larva matura (lunghezza 4 mm) 



La scheda 

Famiglia: Anobiidi. Ordine: Coleot- Riproduzione: la femmina depone, nel 
teri. Classe: Insetti. Genere: La- corso della vita, da 20 a 100 uova, iso- 
sioderma. Specie: serrìcorne. late o a gruppetti, sulle sostanze sopra 
Nome comune: lasioderma, tarlo del indicate, o al loro interno. Le uova 
tabacco. schiudono in soli 6-10 giorni, se la 
Lunghezza: mm 2-3. temperatura è superiore ai 30° C. 
Colore: maschio e femmina, simili tra Ciclo di sviluppo (si veda anche lo 
loro, sono di colore uniforme, variabile schema qui sotto): il ciclo da uovo ad 
dal giallo rossastro al bruno rossastro. adulto si completa in 30-60 giorni, a 
Caratteri particolari: gli adulti hanno seconda della temperatura e dell'u- 
forma ovoidale e globosa; le antenne aridità, Il numero di generazioni, 
sono formate da 1 1 segmenti e «serra- nelle abitazioni, è normalmente pari 
te», da cui il nome «serricorne». a tre, ma in condizioni ottimali di 
Alimentazione: sostanze secche temperatura e umidità può anche rad- 
diverse di origine vegetale e animale, doppiare. 

in particolare tabacco, cacao, camo- Nemici naturali: imenotteri parassi- 
milla e altre erbe essiccate, biscotti, ti, acari e coleotteri predatori. 
crine vegetale e animale, pasta ali- Pericolosità: nei sigari e nelle sigarette 
meritare, arachidi, paprika, farine di attaccate possono essere presenti detriti 
carne e pesce, animali impagliati, ed escrementi che provocano irritazio- 
erbari, collezioni di insetti. ni alle vie respiratorie dei fumatori. 


Periodi di presenza nelle abitazioni e relativi stadi di sviluppo 


Stadio 


Gen. 


Feb. 


Mar. 


Apr. 


Mag. 


Giù. 


Lug. 


Ago. 


Set. 


Otl. 


Nov. 


Die. 


Uova 


^^ 
























^^^ 






















Forme giovanili 


^^^ 












































Adulti 




























La fascia verticale in colore rosa indica il periodo in cui la densità di popolazione 
del lasioderma può essere elevata al punto da rendere più necessarie le azioni di 
prevenzione e lotta secondo i consigli dati alla pagina seguente. 



VITA IN CAMPAGNA W2IHI0 



57 



Lasioderma: la prevenzione e la lotta 



La prevenzione 

/Conservate le derrate in ambienti 
freschi e asciutti, in armadi ben 
chiusi. 

O Curate frequentemente e perfetta- 
mente la pulizia degli armadi e degli 
ambienti destinati alla conservazio- 
ne delle derrate, perché minime 
quantità di detriti possono essere già 
sufficienti a dare inizio ad una infe- 
stazione. 

/ All'atto dell'acquisto, controllate 
che la confezione dell'alimento che 
acquistate sia in perfette condizioni: 
questo accorgimento non è comun- 
que sufficiente ad evitare le infesta- 
zioni, perché l'alimento può essere 
già infestato. 

/Evitate di tenere grosse scorte di 
alimenti suscettibili di attacco, in 
particolare di quelli che non si con- 
sumano rapidamente, come le erbe 
essiccate, il cacao, le spezie. 
Effettuate costanti controlli, per 
accertare il più presto possìbile 
eventuali inizi di infestazione. 
© Tenete presente che il lasioderma 
può perforare gli imballaggi. 
Pertanto, se possibile, conservate le 
derrate in contenitori di materiale 
inattaccabile dagli insetti, come il 
vetro. 

© Esponete spesso all'aria e ed sole 
materassi e cuscini in crine vegetale 
o animale, che possono essere attac- 
cati dal lasioderma e, quando sono 
ve cefi i, sostitu iteli. 

La lotta 

/Se vi accorgete che una derrata è 
infestata eliminatela subilo e, possi- 
bilmente, anche quelle che si trovano 
nelle sue vicinanze (in esse il lasio- 
derma può avere già deposto le sue 
uova). 






© 



O Svuotate completamente l'arma- 
dio in cui era contenuto l 'alimento 
infestato, ripulitelo completamente 
con acqua e aceto o acqua e succo 
di limone. Sciacquale, asciugate 
bene ed eventualmente spruzzate un 
insetticida a base di piretro naturale 
o piretrine sintetiche (vanno bene i 
prodotti che si usano normalmente 
contro mosche e zanzare e che si tro- 
vano, sotto nomi commerciali diver- 



si, anche nei supermercati). At- 
tendete almeno 24 ore prima di rein- 
trodurre gli alimenti. 
/Se l'infestazione interessa l'imbot- 
titura di divani e poltrone, rivolgete- 
vi a una ditta specializzata (di cui 
troverete gli indirizzi sulle Pagine 
Gialle dell'elenco telefonico alla 
voce «Disinfezione, disinfestazione e 
derattizzazione » ) perché effettui un 
trattamento con gas tossici. 



protraggono per 10-15 giorni. Gli adul- 
ti sono buoni volatori e possono diffon- 
dere l'infestazione da un ambiente 
all'altro. 

Le larve sono voracissime. Scavano 
nel materiale di cui si alimentano delle 
gallerie a sezione circolare e, una volta 
raggiunta la maturità, si costruiscono, 
nello stesso substrato, una celletta 
fatta di detriti ed escrementi riuniti 
insieme, in cui si impupano. A 24° 
centigradi lo stadio di pupa dura 7-8 
giorni, dopo di che si ha lo sfarfalla 
mento dell'adulto. 

Il lasioderma può sopravvivere a 
una temperatura compresa tra i - 4° C 
e i 35° C. Molto importante è anche 
l'umidità: se questa è inferiore al 45%, 
l'insetto muore. 



I DANNr 

Il lasioderma è assai comune nelle 
manifatture di tabacchi, dove le larve 
possono infestare il tabacco sia grezzo 
che lavorato. E molto diffuso anche nei 
magazzini di derrate alimentari e nelle 
abitazioni. I prodotti attaccati, oltre ad 
essere in parte consumati dalle larve, 
subiscono anche un notevole scadi- 
mento di qualità a causa della presenza 
di detriti vari e di feci. L'aroma e il 
gusto del tabacco possono essere forte- 
mente compromessi. L'entità del danno 
varia, ovviamente, in funzione del 
numero di insetti presenti. 

Il lasioderma ha diversi nemici 
naturali (vedi la scheda), ma questi non 
bastano a impedire e a contenere forti 



infestazioni, contro le quali occorre 
intervenire con mezzi di prevenzione e 
lotta. 

Maria Luisa Dindi) 



Puntate pubblicate: 1 -Acari della polve- 
re (11/99). 2-Blatta nera o scarafaggio 
comune (12/99). 3-Blattella (1/2000). 4- 
Centopiedi delle case (2/2000). 5-Derme- 
stide del lardo (3/2000). 6-Formica delle 
case (4/2000). 7-Grillomorfa (5/2000). 8- 
Lasioderma (6/2000). Prossimamente: 
9-Mosca domestica, 10-Moscone, 11- 
Pappatacio, 12-Pesciolino d'argento, 13- 
Pidocchio dei libri, 14-Ragno ballerino, 
15-Scorpione, 16-Tarlo, 17-Tarma della 
lana, 18-Tignola fasciata delle derrate, 
19-Topo!ino delle case, 20- Vespa di terra 
o germanica, 21 -Zanzara. 



58 



VITA IN CAMPAGNA MjrtIK! 



Quattro ricette con albicocche e susine 

Questi ottimi frutti di stagione si prestano alla preparazione di diverse ricette che vanno dalle albicocche 
in composta a un liquore di semi di albicocca, alle susine in agrodolce, alla pasta di susine 

Con albicocche e susine si possono 
realizzare originali preparazioni non 
troppo elaborate e ottime per il consumo 
anche a distanza di tempo. 

LE ALBICOCCHE 
IN COMPOSTA 



Per questa preparazione vanno utiliz- 
zate delle albicocche che, per fornire un 
rendimento migliore, non devono esse- 
re completamente mature. 

Togliete il nocciolo alle albicocche 
facendo un'incisione sui frutti (avendo 
cura di non spaccarli o guastarli) (1). 

Sistemate i frutti in una casseruola 
insieme a poca acqua e mettete sul fuo- 
co (2). 

All'inizio dell'ebollizione aggiunge- 
te lo zucchero (150 grammi per 1 chi- 
logrammo di albicocche) e scuotete la 
casseruola di tanto in tanto (3). 

Quando i frutti si saranno rammolliti 




Le varietà di albicocche più adatte per la 
realizzazione delle ricette descritte sono 
quelle che presentano la polpa consi- 
stente e che si stacca dal nocciolo tipo 
Harcol, Pisana, S. Castrese, S. France- 
sco, Stmgiant, 

e si presenteranno leggermente raggrin- 
ziti, toglieteli con un cucchiaio e siste- 
mateli delicatamente in una compostie- 
ra (4). 



Le albicocche in composta 




Le varietà di susine più adatte per la rea- 
lizzazione delle ricette descritte sono 
quelle appartenenti al gruppo delle susi- 
ne europee tipo Bluefre, California, Ca- 
salinga, Imperiai, Ramassin, Regina 
Claudia, Stanley, Sugar 

Continuate la lenta ebollizione del li- 
quido rimasto nella casseruola fino a ri- 
durlo alla densità di uno sciroppo (5), 
quindi versatelo caldo sopra le albicoc- 
che disposte nella compostiera (6). Ser- 
vite freddo. 

UN LIQUORE 
AI SEMI DI ALBICOCCA 

Pulite 250 grammi di fragoline di bo- 
sco, mettetele in un recipiente e pestate- 
le con un cucchiaio di legno (7). 

Versate la polpa in un vaso insieme ai 
semi sbucciati e lasciati interi di quattro 
noccioli di albicocca che non siano di 
gusto amaro (8). 

Dopo aver aggiunto mezzo litro di al- 
col da liquori, chiudete e lasciate mace- 
rare per 60 giorni (9). 

Quindi filtrate il macerato e mesco- 
latelo con uno sciroppo di zucchero 
preparato a parte e costituito da 100 
grammi di zucchero e mezzo litro di ac- 
qua (10). 

Mescolate rapidamente, filtrate, im- 
bottigliate (11). 

Aspettate almeno una settimana pri- 
ma di assaggiare. 




62 



VITA IN CAMPAGNA 6Q000 



Le susine in agrodolce 







La pasta di susine 





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LE SUSINE 
IN AGRODOLCE 

Utilizzate delle susine semimature. 
Tagliate a metà il picciolo, lavatele e 
mettetele ad asciugare all'ombra dopo 
averle forate in due-tre punti con un 
grosso ago ( 12). 

Versate in una pentola un litro di ace- 
to con 1 chilogrammo di zucchero e gli 
aromi (un bastoncino di cannella, 2 chio- 
di di garofano, 5-6 granelli di pepe, scor- 
za di limone, un pizzico di sale, una 
scheggia di zenzero) e fate sobbollire a 
fiamma bassa schiumando continua- 
mente (13). Dopo 15-20 minuti spegne- 
te il fuoco e quando l'aceto sarà tiepido 
versatelo sulle susine, che avrete siste- 
mato in un capace recipiente di terracot- 



ta o smaltato, e lasciatele macerare per 
una notte (14). 

11 mattino seguente mettete il tegame 
sul fuoco e fate bollire per qualche mi- 
nuto (15). Poi togliete i frutti con un me- 
stolo forato e lasciate il liquido sul fuoco 
fino a quando raggiunge una concentra- 
zione vischiosa (16). 

Sistemate le susine in vasi di vetro 
riempiendoli per tre quarti e versate so- 
pra Io sciroppo raffreddato (17). 
Chiudete i vasi ermeticamente e steriliz- 
zate a bagnomaria per 20 minuti (18). 

LA PASTA DI SUSINE 

Impiegate frutti maturi, lavateli, ta- 
gliateli a metà ed eliminate i noccioli 
(19). Metteteli sul fuoco con poca acqua 



(150 mi per un chilogrammo di polpa) e 
fateli cuocere lentamente (20). 

A cottura ultimata scolate la polpa e 
passatela al setaccio (21). Aggiungete 
un pari peso di zucchero, mettete sul 
fuoco in un recipiente antiaderente e 
continuate la cottura a fiamma bassa, 
mescolando fino a quando la massa pre- 
senta una buona consistenza (22). 

Versate il tutto su una lastra di mar- 
mo unta di olio, appiattite la polpa fino 
ad uno spessore di 15-20 min, lasciate 
asciugare per circa 12 ore, poi tagliate a 
cubetti o a strisce rettangolari (23). 

Spargetevi sopra un leggero strato di 
zucchero a velo e conservate dentro va- 
si di vetro ben chiusi (24). 

Raffaele Bassi 



VITA IN CAMPAGNA 6/2IXII) 



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